Antonia Ocone è tornata a casa a Paupisi, sei mesi dopo la strage in cui il padre uccise la madre e il fratello

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il giorno tanto atteso, quello che i parenti, gli amici e l’intero paese attendevano da una infinità di mesi, è infine arrivato: Antonia Ocone, la ragazza di diciassette anni unica sopravvissuta alla strage familiare di Paupisi, ha fatto ritorno alla sua vita, o almeno a quella parte di essa che può riprendere tra le mura domestiche. Era la notte del 30 settembre quando il padre, Salvatore Ocone, di professione operaio e all’epoca dei fatti di cinquantotto anni, ha dapprima ucciso nel sonno la moglie Elisabetta Polcino, di quarantanove, colpendola al capo con una grossa pietra del peso di quasi sette chili, per poi rivolgere la stessa furia contro i figli, Cosimo, quindicenne, che giaceva in soggiorno, e Antonia, che invece si trovava a letto come la madre. La pietra, quella stessa, usata per consumare il duplice omicidio, è la medesima con cui l’uomo ha ridotto la figlia in fin di vita, provocandole gravissime lesioni alla testa che ne hanno reso necessario, nelle settimane e nei mesi successivi al ricovero, un complesso percorso di cure e diversi interventi chirurgici, inclusa una ricostruzione della calotta cranica.

Dopo aver caricato i due ragazzi sull’auto, Cosimo ormai privo di vita e Antonia in condizioni disperate, Salvatore Ocone si è messo in viaggio, dando inizio a una fuga della durata di circa dodici ore che si è conclusa solo quando i carabinieri lo hanno fermato e arrestato alle porte del Molise, nelle campagne tra Mirabello Sannitico e Ferrazzano, un luogo, quest’ultimo, tristemente noto alle cronache giudiziarie italiane per altri efferati delitti. Da quel momento, per Antonia, è iniziato un calvario ospedaliero durato sei mesi, prima all'istituto Neuromed di Pozzilli, in provincia di Isernia, dove è stata trasferita d'urgenza e dove ha lottato a lungo tra la vita e la morte, aggrappata a quel filo sottile che la separava dal destino della madre e del fratello, e poi in un lungo e faticoso percorso riabilitativo volto a recuperare le funzioni motorie e cognitive.

Il ritorno a casa e l’abbraccio del paese dopo la riabilitazione

Il bollettino medico diffuso dalla direzione del Neuromed al momento delle dimissioni, avvenute nella giornata di ieri, parla di condizioni generali buone e di un miglioramento della deambulazione, a significare come Antonia, seppur con fatica e camminando non ancora con piena scioltezza, sia in grado di reggersi in piedi e di muoversi, e come riesca anche a farsi comprendere nel parlare. Ad accoglierla al suo ritorno a Paupisi, insieme ai nonni, agli zii e al fratello maggiore Mario, colui che quella notte terribile era fuori casa e che quindi è stato risparmiato dalla strage, c’era una folla di cittadini che in questi mesi non ha mai smesso di seguirne con partecipazione e trasporto le tappe del recupero.

Il sindaco del piccolo centro in provincia di Benevento, Salvatore Coletta, ha voluto rendere pubblico il suo affetto e quello dell’amministrazione comunale attraverso un post sui social, raccontando l’emozione di un intero paese che si è stretto attorno alla ragazza e citando le stesse parole di ringraziamento che Antonia, visibilmente provata ma determinata, ha voluto rivolgere a quanti le sono stati vicini: “Grazie a tutti per l’amore che mi avete donato”. Parole semplici, queste, pronunciate da una giovanissima donna che ha dovuto affrontare un dolore inaudito e che ora, finalmente dimessa dall’istituto di cura, si appresta a intraprendere la strada, lunga e impervia, del ritorno alla normalità, portando con sé il peso di una consapevolezza atroce: il padre, colui che avrebbe dovuto proteggerla, è ora in carcere con l’accusa di duplice omicidio aggravato e tentato omicizio, reati per i quali ha già confessato e per i quali rischia l’ergastolo.

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