Antonia Ocone torna a Paupisi dopo sei mesi di incubo: la ragazza sopravvissuta alla strage familiare ha lasciato il Neuromed
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Redazione Interno
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Il paese di Paupisi, un piccolo centro nel Beneventano, si è stretto attorno ad Antonia Ocone, la diciassettenne che lo scorso 30 settembre è sopravvissuta miracolosamente alla furia omicida del padre, Salvatore Ocone, il quale, in quella che è stata subito definita una strage familiare, uccise la moglie Elisabetta Polcino, di 49 anni, e il figlio minore Cosimo, di appena quindici. La ragazza, che all’epoca dei fatti aveva sedici anni, è stata dimessa dall’Irccs Neuromed di Pozzilli, in provincia di Isernia, dove era ricoverata in condizioni disperate da quel tragico giorno. Il suo ritorno a casa, avvenuto nella giornata di ieri, rappresenta non solo la conclusione di un lungo e complesso percorso di cure, durato sei mesi, ma anche l'inizio di una nuova, difficilissima fase della sua vita, segnata dalla perdita della madre e del fratello e dalla consapevolezza di chi quel massacro lo ha compiuto.
Le condizioni in cui versava Antonia al momento del ricovero, come riportato dai bollettini medici dell'epoca, erano di estrema gravità a causa delle profonde lesioni craniche riportate: era stata colpita alla testa con una grossa pietra, del peso di quasi sette chili, la stessa utilizzata per uccidere la madre e il fratello. I chirurghi del Neuromed furono costretti a intervenire d'urgenza, praticando una craniectomia decompressiva per ridurre la pressione endocranica e rimuovere i frammenti ossei. Oggi, dopo mesi di riabilitazione che l'hanno vista lottare tra la vita e la morte, Antonia è tornata a Paupisi, accolta dall'affetto dei parenti e dell'intera comunità, che non ha mai smesso di farle sentire la propria vicinanza. Seppur con qualche difficoltà nel camminare e nel linguaggio, come ha tenuto a precisare il sindaco Salvatore Coletta, la ragazza è cosciente, sorride e riesce a comunicare, mostrando una forza d'animo che ha commosso tutti.
Il giorno della tragedia e la lunga fuga verso il Molise
Riavvolgendo il nastro di quella notte di fine settembre, la ricostruzione degli inquirenti dipinge un quadro agghiacciante di quanto accadde all'interno dell'abitazione della famiglia Ocone. Fu all'alba che Salvatore Ocone, cinquantanovenne, diede sfogo a una violenza inaudita: sorprese nel sonno la moglie e la figlia, colpendole ripetutamente al capo con un masso, mentre il piccolo Cosimo venne aggredito in soggiorno. Dopo aver compiuto il duplice omicidio e aver ridotto in fin di vita la secondogenita, l'uomo caricò i due ragazzi sull'auto di famiglia, una Opel, e si diede alla fuga, dando inizio a una delirante peregrinazione durata quasi dodici ore. Fu alle porte del Molise, nelle campagne tra Mirabello e Ferrazzano, che i carabinieri riuscirono a intercettarlo e a fermarlo: accanto a lui, in macchina, c'era il senza vita di Cosimo e Antonia, ancora agonizzante.
Il lungo ricovero al Neuromed è stato seguito con apprensione dall'intero paese. Ad ottobre, dopo un mese di terapia intensiva, la ragazza aveva mostrato i primi segni di risveglio, risultando tracheostomizzata ma in respiro spontaneo, con parametri vitali stabili. Successivamente, come documentato dai bollettini dell'istituto, era stata sottoposta a un delicato intervento di ricostruzione della calotta cranica, necessario per riparare i danni riportati. La notizia delle sue dimissioni, comunicata ufficialmente dalla direzione sanitaria, parla di condizioni generali in netto miglioramento e di un significativo recupero della deambulazione, sebbene il percorso di riabilitazione, sia motorio che logopedico, sia destinato a proseguire ancora a lungo, lontano dai reparti di degenza.
L'accoglienza del sindaco e il futuro di Antonia
Ad annunciare pubblicamente il tanto atteso ritorno è stato il primo cittadino di Paupisi, Salvatore Coletta, che con un messaggio carico di emozione ha raccontato l'abbraccio della comunità alla ragazza. "Dopo sei lunghi mesi di paura, di attesa, di preghiere e di speranza, Antonia è finalmente tornata a casa", ha dichiarato Coletta, definendola "una ragazzina di soli sedici anni che ha lottato con una forza straordinaria". Nel post il sindaco ha anche riportato le parole che Antonia, incontrandolo, gli ha voluto rivolgere: "Grazie a tutti per l'amore che mi avete donato". Parole semplici, pronunciate con difficoltà, ma che testimoniano la volontà di ricominciare a vivere, circondata dall'affetto di chi non l'ha mai abbandonata, a partire dalla zia materna che la ospiterà in un ambiente protetto, lontano da quella casa che fu scenario della strage.
La strada davanti a sé, Antonia la percorrerà dunque accanto alla sua famiglia allargata e al sostegno psicologico di cui avrà indubbiamente bisogno. Il padre, Salvatore Ocone, reo confesso del duplice omicidio e del tentato omicidio della figlia, si trova rinchiuso nel carcere di Benevento a disposizione dell'autorità giudiziaria, che nelle prossime settimane dovrà fare luce anche sui disturbi psichici di cui l'uomo sembra aver sofferto a lungo e che potrebbero aver giocato un ruolo determinante nell'esplosione di quella che resta una delle pagine più buie nella storia recente del Sannio.




