Pensioni, dalla nuova legge arrivano la rendita a durata definita e nuove regole per il Tfr
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Redazione Economia
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La legge di bilancio per il 2026, che contiene una mini riforma della previdenza complementare, introduce una novità attesa da tempo nel panorama pensionistico italiano: la rendita a durata definita. Questo strumento, che si affianca a quelli già esistenti, offre una nuova opzione di fruizione del capitale accumulato, la quale, come è facile intuire, potrà rispondere a esigenze di pianificazione finanziaria personale differenti rispetto alla rendita vitalizia o al capitale. Contemporaneamente, il testo legislativo ha innalzato il limite per la deducibilità fiscale dei contributi versati ai fondi pensione, portandolo da 5.164,57 a 5.300 euro annui, un intervento che, seppur di portata non rivoluzionaria, mira a incoraggiare una maggior propensione al risparmio previdenziale.
Silenzio-assenso rafforzato e anticipi dal fondo
Il meccanismo del silenzio-assenso, che regola l’adesione automatica dei lavoratori alla previdenza complementare, viene ulteriormente rafforzato dalla nuova normativa, una mossa che le istituzioni considerano necessaria per ampliare la platea degli iscritti. Sul versante della liquidità, restano confermate le possibilità per i dipendenti di richiedere anticipi sul trattamento di fine rapporto. Le modalità, come è noto, variano a seconda che il Tfr sia gestito dal fondo pensione di categoria o sia invece accantonato in azienda, con regole ben precise che disciplinano l’erogazione. I lavoratori, al termine del periodo di versamento, si trovano dunque davanti a un ventaglio di scelte: possono optare per un’anticipazione, calcolata secondo il criterio del valore attuale del capitale maturato, oppure per la conversione in rendita, la quale adesso include anche la nuova formula a durata definita.
Nuovi obblighi per le aziende sul versamento del Tfr all’Inps
La legge n. 199 del 2025 stabilisce nuovi e più stringenti obblighi per i datori di lavoro privati riguardo al versamento degli accantonamenti del Tfr al Fondo di Tesoreria Inps. Il cambiamento, di non poco conto, riguarda le soglie dimensionali delle imprese tenute a questo adempimento, le quali verranno progressivamente abbassate nel corso dei prossimi anni. Si parte, per il biennio 2026-2027, con un limite fissato a 60 dipendenti, calcolati come media sui dodici mesi precedenti il periodo di paga considerato. La soglia, che rappresenta una condizione specifica per questo primo periodo transitorio, è destinata a scendere a 50 unità tra il 2028 e il 2031, per poi assestarsi definitivamente a 40 dipendenti a partire dal 2032.
Le modalità di calcolo della media dei dipendenti
La verifica del rispetto del limite dimensionale, elemento cruciale per determinare l’obbligo di versamento, segue un criterio temporale preciso. Per i periodi di paga che decorrono dal primo gennaio 2026, si dovrà prendere a riferimento la media annuale dei lavoratori in forza nell’anno solare precedente all’anno del periodo di paga considerato. Questo meccanismo di calcolo, introdotto dall’articolo 1, comma 203, della legge, mira a garantire una certa stabilità e prevedibilità nella valutazione, offrendo alle aziende un parametro chiaro su cui basare la propria condotta amministrativa. La norma, nel suo complesso, estende quindi la platea delle imprese che dovranno accantonare il Tfr presso l’Inps, segnando un passo significativo nella gestione pubblica di questa voce retributiva.




