Russia-Ucraina, l’escalation torna a minacciare l’Europa: missili su Kiev e la missione della Cia a Mosca

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il rischio di una drammatica escalation nella guerra in Ucraina torna a far tremare l’Europa, alimentato da indiscrezioni che raccontano di un Cremlino ormai convinto dell’impossibilità di un accordo diplomatico. Secondo quanto riportato da Bloomberg, che cita fonti vicine a Mosca, Vladimir Putin starebbe seriamente valutando di intensificare gli attacchi con missili balistici convenzionali, prendendo di mira non solo infrastrutture strategiche ma anche il centro della capitale ucraina, Kiev.

Una prospettiva che riaccende la tensione su un fronte che sembrava essersi parzialmente raffreddato, almeno sul piano delle trattative pubbliche, ma che nelle ultime ore ha mostrato tutto il suo potenziale esplosivo.

Negoziato in stallo, Putin pronto a colpire

Il filo della diplomazia, tenuto in mano dall’amministrazione Trump per oltre un anno e mezzo, si sarebbe spezzato, riportando le parti alla situazione di partenza. Secondo le fonti citate dall’agenzia di stampa, le posizioni di Mosca e Kiev restano inconciliabili, e il presidente russo non sarebbe disposto a fermare la guerra a causa delle sanzioni occidentali o degli attacchi ucraini contro le raffinerie russe. Anzi, la convinzione che questi attacchi siano sostenuti dalla Nato, con la fornitura di armi e intelligence, spingerebbe Putin verso una risposta più dura.

L’amministrazione americana, assorbita dal conflitto con l’Iran, sembra aver ridimensionato il suo impegno diretto, e il Cremlino, dopo aver visto svanire le speranze riposte nel vertice di Anchorage dello scorso agosto, si preparerebbe a utilizzare lo strumento militare con maggiore decisione per perseguire i propri obiettivi sul campo.

Missili su Kiev e lo spettro delle armi nucleari tattiche

Non si tratta più di semplici minacce verbali. Sebbene l’ipotesi di un’escalation missilistica su vasta scala aleggi da settimane, il messaggio di Putin è stato chiaro già lo scorso 23 agosto, quando, in un’intervista alla televisione di Stato, accusò Kiev di aver aperto il "vaso di Pandora" con gli attacchi alle raffinerie, promettendo rappresaglie che avrebbero colpito i settori più sensibili dell’economia ucraina. Parallelamente, a Mosca si sarebbe riaperto il dibattito sull’eventuale utilizzo di armi nucleari tattiche come extrema ratio.

Secondo Bloomberg, le discussioni tra i falchi del Cremlino si sarebbero intensificate, anche se al momento non ci sono segnali che la Russia si stia preparando concretamente a un attacco di questo tipo. Lo stesso Alexander Gabuev, direttore del Carnegie Russia Eurasia Center, ha definito il rischio "estremamente basso", sottolineando che Mosca ha ancora ampi margini per aumentare la pressione con armi convenzionali.

La missione della Cia a Mosca: un avvertimento alla Russia

In questo clima di crescente tensione, la visita a sorpresa del direttore della Cia, John Ratcliffe, a Mosca assume un peso specifico notevole. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, la missione, che non ha previsto un incontro con Vladimir Putin ma colloqui con i vertici dell’intelligence russa, sarebbe servita principalmente a lanciare un avvertimento al Cremlino: non attaccare i Paesi della Nato.

L’allarme sarebbe scattato dopo nuove valutazioni dell’intelligence americana, secondo le quali Putin potrebbe, nei prossimi anni, mettere alla prova la determinazione dell’Alleanza con un attacco limitato contro uno Stato membro. Il presidente Trump ha cercato di minimizzare l’accaduto, definendo la missione "di semi-routine", ma la scelta di inviare il capo della Cia a Mosca in un momento così delicato è un segnale inequivocabile della preoccupazione per una possibile escalation incontrollata.

Le parole del portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, che ha definito il ripristino di un canale di contatto tra i servizi segreti un "fenomeno positivo", non bastano a dissipare le ombre.

Mosca aspetta gli inviati di Trump e guarda a Donetsk

Nonostante lo stallo, il Cremlino sembra attendere ancora l’arrivo a Mosca degli inviati speciali di Donald Trump, Steve Witkoff e Jared Kushner, nella speranza che possano portare nuove proposte. Ma le aspettative di una svolta sono considerate molto basse. Al centro del nodo diplomatico resta la regione di Donetsk: secondo le fonti citate da Bloomberg, la Russia si aspetta che Washington eserciti pressioni su Kiev affinché ceda la parte della regione ancora sotto il controllo ucraino, una richiesta che Kyiv ha finora fermamente respinto.

Per Mosca, che vede nell’ulteriore escalation una delle poche strade percorribili per raggiungere i propri obiettivi militari, l’intensificazione degli attacchi potrebbe anche servire a riportare l’Ucraina al centro dell’agenda americana. Nel frattempo, sul campo, il massiccio attacco russo con missili e droni nella notte, che ha colpito un complesso di magazzini a Kiev e altre infrastrutture in tutto il Paese, dimostra che la macchina bellica è in piena attività e che la tregua, se mai c’è stata, è già un lontano ricordo.

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