Belgrado, attacco all’ambasciata israeliana: ucciso un minorenne
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Redazione Esteri
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Un agente della gendarmeria serba è stato aggredito con due coltelli davanti all’ambasciata israeliana a Belgrado nella notte tra martedì 27 e mercoledì 28 ottobre. Il poliziotto ha reagito sparando e uccidendo l’assalitore, descritto dalle autorità come un minorenne sospettato di sostenere lo Stato Islamico. Il governo serbo ha classificato l’episodio come un attacco terroristico e ha disposto il massimo livello di allerta nel Paese, con un rafforzamento delle misure di sicurezza nei punti considerati sensibili.
L’aggressione alla guardia e la reazione della polizia
Secondo la ricostruzione diffusa dal ministro dell’Interno Ivica Dacic, l’aggressore ha affrontato il militare della gendarmeria che sorvegliava la sede diplomatica e avrebbe gridato «Allahu Akbar» durante l’assalto. Uno dei coltelli ha raggiunto il volto dell’agente, provocandogli una ferita alla guancia sinistra. Il poliziotto ha quindi utilizzato l’arma di servizio, uccidendo il giovane. La procura ha ritenuto giustificato l’uso della forza, riconoscendo che l’agente ha agito per legittima difesa. Le indagini proseguono per ricostruire con precisione la dinamica dell’aggressione e accertare l’identità dell’autore.
Al momento dell’attacco, il personale diplomatico israeliano non si trovava in pericolo diretto e nessun dipendente dell’ambasciata è rimasto ferito. Le autorità hanno precisato che l’obiettivo dell’aggressione era la guardia incaricata della protezione esterna della missione. L’episodio ha comunque richiesto un immediato intervento delle forze di sicurezza, considerata la natura del bersaglio e i sospetti relativi alle convinzioni estremiste del giovane. Dacic ha dichiarato che l’aggressore era già noto agli apparati di sicurezza per i suoi presunti legami ideologici con l’organizzazione jihadista.
Allerta terrorismo al livello massimo in Serbia
Dopo l’assalto, il governo ha innalzato al livello più alto l’allerta antiterrorismo e ha ordinato di aumentare la presenza delle forze dell’ordine nei luoghi strategici. Il provvedimento riguarda il dispositivo di sicurezza nazionale e risponde alla necessità di proteggere sedi istituzionali e obiettivi potenzialmente esposti. Dacic ha riferito che il sospettato avrebbe manifestato il proprio sostegno allo Stato Islamico anche attraverso i social network, dove sarebbe comparsa una bandiera nera riconducibile al gruppo estremista. Questi elementi sono al vaglio degli investigatori per chiarire se l’azione sia stata preparata e se vi siano eventuali collegamenti con altre persone.
La pista terroristica è al centro dell’inchiesta, ma la definizione dell’episodio da parte del ministero dell’Interno non equivale, da sola, a una ricostruzione giudiziaria completa delle motivazioni e dei possibili contatti dell’assalitore. Le verifiche devono stabilire l’identità del giovane, le circostanze che lo hanno portato davanti alla sede diplomatica e l’eventuale ruolo della propaganda estremista nella preparazione dell’attacco. Le autorità hanno indicato la città di Šabac, nella Serbia occidentale, come possibile luogo di provenienza, senza confermare definitivamente l’identificazione del minorenne.
Il precedente del 2024 davanti alla stessa ambasciata
L’aggressione richiama un precedente avvenuto nel giugno 2024, quando un uomo armato di balestra aveva colpito un agente serbo incaricato della sorveglianza della stessa ambasciata. Anche in quell’occasione il poliziotto aveva reagito uccidendo l’aggressore. Le autorità avevano trattato l’episodio come un attacco terroristico e avviato accertamenti sui possibili legami dell’uomo con ambienti estremisti. La nuova aggressione riporta l’attenzione sulla protezione delle sedi diplomatiche israeliane e sui rischi legati a individui che possono essere influenzati dall’ideologia jihadista.
La Serbia mantiene rapporti stretti con Israele e la sicurezza della rappresentanza diplomatica costituisce un obiettivo sensibile per le autorità di Belgrado. La gendarmeria è incaricata di proteggere la sede, situata in una zona della capitale nella quale si trovano anche altre rappresentanze diplomatiche. L’indagine dovrà chiarire se il giovane abbia agito autonomamente o se abbia ricevuto indicazioni da altre persone, mentre gli investigatori esaminano le tracce digitali e gli elementi raccolti sul luogo dell’aggressione.
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