Ex detenuti palestinesi raccontano torture e abusi nelle carceri israeliane

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   «Nelle prigioni di Israele non sei più un essere umano, ti vogliono trasformare in un insetto». A parlare, appena rilasciato dalla prigione di Ofer dopo oltre vent'anni di reclusione, è Mohammad Khatib, uno dei tanti palestinesi che hanno ritrovato la libertà nell'ambito di un recente accordo. Le sue parole, che riecheggiano quelle di molti altri, descrivono un sistema volto alla deliberata umiliazione della persona, un luogo dove la dignità viene sistematicamente annientata. Khatib, il quale ha conosciuto diverse condanne all'ergastolo, ha potuto abbracciare i familiari solo dopo un periodo di detenzione che ha lasciato in lui segni profondi, sia fisici che psicologici.

La campagna di arresti di massa

Dall'ottobre del 2023, come riportano i dati, le autorità israeliane hanno avviato una vasta operazione di arresti che ha portato tra i suoi cancelli circa trentamila palestinesi. Di costoro, una parte consistente, oltre quindicimila, proviene dalla Striscia di Gaza, mentre altri quattordicinquecento circa sono stati tratti in arresto in Cisgiordania. Una cifra, questa, che dà la misura di un fenomeno esteso e che coinvolge un numero elevatissimo di individui, molti dei quali trattenuti senza che sia stata formulata un'accusa precisa nei loro confronti.

Le testimonianze dei rilasciati

I resoconti di coloro che sono stati liberati, alcuni dei quali in base agli accordi sul cessate il fuoco, dipingono un quadro a tinte fosche. «Eravamo al macello», hanno dichiarato alcuni, usando un'immagine forte per descrivere le condizioni disumane subite. Le loro parole raccontano di abusi metodici, di privazioni alimentari e di una vera e propria guerra psicologica condotta dalle guardie. In particolare, la prigione di Ofer è stata definita da più voci come un "mattatoio", un ambiente dove mancano persino i materassi per dormire e dove il cibo scarseggia in modo drammatico. Si parla, tra l'altro, dell'uso di gas lacrimogeni come strumento di tortura e coercizione, una pratica che aggrava le già precarie condizioni di salute di molti.

Il contesto delle liberazioni

Nel giorno in cui Israele ha visto il ritorno di propri cittadini che erano stati trattenuti, sono stati messi in libertà, come parte di uno scambio, quasi duemila prigionieri palestinesi. Tra di essi, duecentocinquanta erano condannati all'ergastolo, mentre altri erano stati detenuti a partire dallo scorso ottobre. Queste liberazioni, se da un lato hanno portato un sollievo momentaneo, dall'altro hanno sollevato questioni cruciali sul trattamento riservato a chi rimane ancora dietro le sbarre e su quelle che sono le procedure investigative e detentive.

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