“Che figlio abbiamo fatto”: il dolore della mamma di Zanardi e i funerali a Padova

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Redazione Interno Redazione Interno   -   C’è una fotografia in bianco e nero appoggiata sulla credenza, nella casa di famiglia di via Dante a Castel Maggiore, e le dita di mamma Anna – che di primavere ne ha ormai ottantotto – la sfiorano con una lentezza che sembra voler fermare il tempo. Lei, però, non cerca conforto in quello scatto; condivide invece con il marito, scomparso prematuramente nel lontano 1994, un sentimento ben più complesso della semplice rassegnazione. «Che figlio che abbiamo fatto, noi due», sussurra quasi, mentre l’orgoglio per quello che Alessandro è stato lotta inevitabilmente con il peso di una perdita che definisce “improvvisa” e devastante. È un dolore che non concede tregue, quello della signora Anna, perché si somma a un lutto che l’aveva già segnata anni prima, quando perse una figlia di appena sedici anni. «Mi ero ripresa – ha raccontato in queste ore – ma adesso è dura. Se c’è una vita precedente, devo essere stata molto cattiva». La sua voce, riportata dai cronisti che hanno bussato alla porta della sua abitazione nel Bolognese, restituisce la misura di un’umanità che non cerca retorica, ma che si aggrappa alla concretezza dei ricordi: «Ha fatto sentire importante anche me. Mi ha dato soddisfazioni enormi».

Una data segnata per l’ultimo saluto nella basilica di Santa Giustina

Mentre la madre si chiude nel suo dolore fatto di foto e silenzi, la macchina organizzativa per l’addio al campione si è già messa in moto. Sarà martedì 5 maggio, alle undici precise, la cerimonia che si terrà nella Basilica di Santa Giustina, a Padova, quel luogo che si affaccia su Prato della Valle e che già in passato ha fatto da cornice a lutti nazionali – come per Giulia Cecchettin e per i carabinieri caduti nella strage di Castel d’Azzano. La famiglia, attraverso un comunicato diffuso subito dopo la scomparsa avvenuta venerdì sera, ha voluto ringraziare «le tantissime persone che in queste ore hanno mostrato vicinanza e affetto», un’ondata di calore che definiscono l’ennesima prova di come Alex sia riuscito a lasciare un segno profondo. A Noventa Padovana, dove Zanardi risiedeva da oltre vent’anni insieme alla moglie Daniela e al figlio Niccolò, è già stato proclamato il lutto cittadino, un gesto formale che sottolinea quanto il campione fosse parte integrante del tessuto sociale del territorio. A celebrarne le esequie sarà don Marco Pozza, un sacerdote che condivideva con lui un rapporto di amicizia vero, costruito lontano dai riflettori: «Mi ha colpito che sia stata sua moglie a cercarmi – ha confessato don Marco all’agenzia di stampa –, è il suggello di un’amicizia che in questi anni è cresciuta nel rispetto delle parti. Cercherò di raccontare la peculiarità di una storia che è diventata patrimonio mondiale».

L’eredità di un campione che riscrisse il concetto di limite

La scomparsa, avvenuta a cinquantanove anni, restituisce l’immagine di un atleta che ha saputo attraversare tre vite sportive diverse – la Formula 1, il campionato Cart, il paraciclismo – senza mai perdere la capacità di stupire. Dopo il gravissimo incidente del 2001 in Germania, che gli costò l’amputazione di entrambi gli arti inferiori, Zanardi non solo non abbandonò la competizione, ma la rivoluzionò, conquistando quattro medaglie d’oro ai Giochi Paralimpici di Londra 2012 e Rio 2016 e aggiudicandosi dodici titoli mondiali su strada nell’handbike. Era però la sua quotidianità – quella della riabilitazione a Padova, dei progetti di avviamento allo sport per disabili – a raccontare meglio di qualsiasi medaglia la sua filosofia. Il presidente del Coni, nel dare l’annuncio del minuto di silenzio su tutti i campi italiani, ha parlato di un «grande uomo» capace di rialzarsi, e il mondo del ciclismo lo ha ricordato come una figura che «ha saputo trasformare la cultura del nostro Paese». Anche chi non lo ha mai incontrato da vicino, come l’ex attaccante del Vicenza Julio Valentín González – rimasto ferito in circostanze analoghe – ha trovato in lui un faro: «È stato la luce in fondo al tunnel, la speranza. Gli sarò sempre grato».

L’abbraccio della politica e l’attesa per la cerimonia

La notizia della morte ha raggiunto il Quirinale e Palazzo Chigi, dove il presidente della Repubblica ha espresso «profondo dolore» per la perdita di un «punto di riferimento per tutto lo sport», mentre la presidente del Consiglio lo ha ricordato come un uomo capace di trasformare ogni prova in una «lezione di coraggio». Tuttavia, al di là delle dichiarazioni istituzionali – che pure scandiscono il lutto nazionale –, l’attenzione resta puntata sulla basilica di Santa Giustina, dove si attendono non solo migliaia di semplici cittadini, ma anche volti noti dello spettacolo e dello sport: da Fabio Fazio a Gianni Morandi, fino a Bebe Vio, pronti a stringersi attorno a una famiglia che in questi ultimi anni ha vissuto nella riservatezza più assoluta, proteggendo gli ultimi mesi di Alex nella struttura sanitaria dove era ricoverato. Mamma Anna, da Castel Maggiore, guarda ancora quella foto, e con le dita accarezza il bicchiere o la cornice, come fosse un gesto ereditato da una vita passata ad accudire. E forse, in quella carezza, c’è tutto il senso di un addio che non trova parole, ma solo il ruvido conforto della memoria.

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