Manovra 2025, tra flat tax per i ricchi e il malcontento dei sindacati
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Redazione Interno
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Il governo, mentre ultima i dettagli di un disegno di legge che conta 137 articoli, si appresta a inviare la manovra al Parlamento, confermando una linea che privilegia l'attrazione di capitali esteri. Come anticipato, la flat tax per gli individui ad alto patrimonio che trasferiscono la residenza fiscale in Italia viene infatti innalzata a 300 mila euro, una misura che, parallelamente, vede raddoppiato il contributo forfettario annuo richiesto ai loro familiari. Queste disposizioni, che mirano a consolidare il cosiddetto regime per i "paperoni" stranieri, si accompagnano a interventi sul prelievo Irpef e a misure fiscali che coinvolgono il settore bancario e assicurativo, delineando un quadro i cui effetti sono già al centro del dibattito pubblico.
Le critiche dal mondo della scuola e della ricerca
Se da un lato la legge di bilancio 2026, approvata dal Consiglio dei Ministri a metà ottobre, introduce novità per lavoratori e imprese, dall'altro lascia scoperte intere fette del pubblico impiego. Maurizio Landini, leader della Cgil, non ha usato mezzi termini per definire "una presa in giro" l'assenza di finanziamenti per il contratto della scuola, sottolineando come, senza quelle risorse aggiuntive che erano state richieste, non si possano combattere efficacemente le diseguaglianze. La scuola, che dovrebbe essere un perno fondamentale per garantire a tutti le stesse conoscenze, si trova dunque, a suo dire, ancora una volta ai margini delle priorità governative, una situazione che ha spinto il sindacato a indire una manifestazione nazionale per la fine del mese.
La protesta si organizza
La delusione espressa da Landini non rimane confinata nelle dichiarazioni, ma si traduce in un'appuntamento concreto: il 25 ottobre le piazze di Roma vedranno scendere in campo chi, nel settore dell'istruzione e non solo, si sente escluso dalla manovra. Una mobilitazione che nasce dalla percezione di un divario sempre più ampio tra gli annunci e la realtà dei fatti, soprattutto per quanto riguarda il rinnovo degli accordi contrattuali per i dipendenti statali, i quali, a differenza di quanto previsto per alcuni nel privato, non trovano nelle carte della finanziaria le risposte che attendevano.
La posizione della Federazione Lavoratori della Conoscenza
A rafforzare il coro di proteste, la Federazione Lavoratori della Conoscenza della Cgil ha diffuso una nota nella quale si parla di un "déjà vu", evidenziando l'assenza di qualsiasi novità per l'aumento degli stipendi nel comparto Istruzione e Ricerca. La sensazione, che si ricava dalla conferenza stampa governativa e dalle prime indiscrezioni, è quella di un'ennesima occasione mancata, con i lavoratori della conoscenza – che operano in scuola, università, ricerca e Afam – esclusi dalle agevolazioni pensate per altre categorie. Una situazione che, stando alle loro parole, ripropone la frattura tra promesse di miglioramento e misure ritenute largamente insufficienti.




