Italiani morti alle Maldive, l’inchiesta sul limite superato dei 30 metri
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Redazione Interno
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Italiani morti alle Maldive, le autorità locali hanno avviato un’indagine per chiarire perché il gruppo di sub coinvolto nella tragedia dell’atollo di Vaavu sia sceso oltre il limite consentito di 30 metri durante l’immersione nelle grotte sommerse. Mentre continuano le operazioni di recupero dei corpi dei quattro dispersi, la stampa maldiviana riferisce che gli investigatori stanno concentrando l’attenzione proprio sulla profondità raggiunta dal gruppo, elemento considerato centrale per comprendere la dinamica dell’incidente. La vicenda ha assunto contorni ancora più drammatici dopo la morte di un militare impegnato nelle ricerche, deceduto durante le operazioni subacquee avviate dalla Guardia costiera.
Le immersioni per il recupero delle salme sono riprese con squadre specializzate che si alternano nelle acque dell’atollo di Vaavu. Otto sommozzatori stanno partecipando alle operazioni nelle grotte sommerse dove il gruppo italiano era rimasto coinvolto nell’emergenza. La Farnesina, su indicazione del ministro Antonio Tajani, sta seguendo il caso e coordinando l’assistenza ai familiari delle vittime e ai connazionali presenti alle Maldive. Il primo corpo recuperato è stato quello di Gianluca Benedetti, istruttore subacqueo, mentre gli altri quattro sub risultano ancora dispersi all’interno dell’area interessata dalle ricerche. Le autorità locali continuano a operare in condizioni considerate particolarmente delicate a causa della profondità e della conformazione delle cavità sommerse.
L’indagine sul superamento del limite di profondità
Secondo quanto riportato dalle autorità maldiviane, l’inchiesta punta a verificare perché il gruppo abbia superato il limite dei 30 metri previsto per le immersioni in quell’area. La profondità raggiunta viene ritenuta un elemento decisivo per comprendere quanto accaduto durante l’escursione subacquea. Le verifiche riguardano non solo le condizioni operative dell’immersione, ma anche le eventuali autorizzazioni e il rispetto delle regole previste per attività di questo tipo nelle acque maldiviane. La tragedia ha inoltre riacceso l’attenzione sulle spedizioni scientifiche e sulle immersioni tecniche nelle zone caratterizzate dalla presenza di grotte sommerse, ambienti nei quali i margini di sicurezza possono ridursi rapidamente.
Nel tentativo di recuperare le salme ha perso la vita anche il sergente maggiore Mohamed Mahudhee. Le informazioni diffuse dalle autorità locali indicano che il militare sarebbe morto probabilmente a causa della malattia da decompressione, rischio noto nelle immersioni profonde e nelle operazioni di recupero particolarmente complesse. La morte del soccorritore ha aumentato la tensione attorno alle attività della Guardia costiera e ha evidenziato le difficoltà incontrate durante gli interventi nelle grotte dell’atollo di Vaavu. Proprio la presenza di profondità elevate e spazi sommersi difficilmente accessibili continua a rappresentare uno degli aspetti più critici delle operazioni in corso.
Chi sono le vittime ancora disperse nelle grotte sommerse
Le quattro vittime ancora da recuperare sono Monica Montefalcone, docente di Ecologia all’Università di Genova di 51 anni, la figlia Giorgia Sommacal di 23 anni, Muriel Oddenino di Poirino, ricercatrice del Torinese, e Federico Gualtieri di Omegna, istruttore subacqueo. I loro corpi si troverebbero ancora all’interno delle grotte sommerse dove il gruppo aveva effettuato l’immersione. Le autorità maldiviane stanno proseguendo senza interruzioni le attività di ricerca, mentre gli investigatori cercano di ricostruire con precisione le fasi precedenti all’incidente e le condizioni in cui il gruppo avrebbe deciso di scendere oltre il limite consentito.
La tragedia ha avuto un forte impatto anche per il profilo delle persone coinvolte, tra istruttori subacquei e ricercatrici impegnate in attività scientifiche. Le verifiche aperte dalle autorità locali dovranno chiarire se vi siano stati errori operativi o circostanze che abbiano portato il gruppo a raggiungere profondità superiori a quelle previste. Intanto, nelle acque dell’atollo di Vaavu, proseguono immersioni e controlli in una zona che continua a essere considerata estremamente complessa dal punto di vista tecnico, soprattutto per la presenza di cavità sommerse e per le condizioni richieste ai soccorritori impegnati nei recuperi.




