L'Ue valuta l'acquisto di Patriot da Washington per Kiev dopo le mosse incerte di Trump

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’annuncio del presidente degli Stati Uniti Donald Trump di sospendere parte delle forniture militari all’Ucraina, giovedì scorso, ha spinto l’Unione europea a riconsiderare con urgenza le proprie strategie di sostegno a Kiev. La Germania, in particolare, sta valutando l’ipotesi di acquistare sistemi di difesa aerea Patriot dagli Stati Uniti per poi trasferirli all’Ucraina, aggirando così le incertezze della politica americana. Sebbene Trump abbia successivamente lasciato intendere, sabato, che Washington potrebbe comunque inviare aiuti per la protezione dei cieli ucraini – «avranno bisogno di qualcosa», ha detto –, il dubbio sulle sue intenzioni ha accelerato i piani europei.

La Danimarca, che dal primo luglio presiede il Consiglio dell’Ue, ha inserito il riarmo collettivo tra le priorità, ma i passi concreti tardano a materializzarsi. L’impressione è che, nonostante la retorica unitaria, le divergenze tra i Ventisette rallentino la risposta. Intanto, i raid russi continuano a colpire duramente il territorio ucraino: ieri, uno degli attacchi più massicci dall’inizio della guerra ha visto oltre 500 missili e droni cadere su diverse città, spingendo il presidente Volodymyr Zelenskij a un colloquio telefonico con Trump.

La chiamata, definita «fruttuosa», ha portato a un’intesa di massima per potenziare le difese aeree di Kiev, coinvolgendo anche i team tecnici nella valutazione di sistemi come i Patriot e gli Stinger. Tuttavia, le parole di Kurt Volker, ex inviato di Trump in Ucraina, lasciano trasparire tensioni dietro le quinte: «Il Pentagono ha sbagliato a bloccare le armi senza coordinarsi con la Casa Bianca», ha affermato, aggiungendo che Mosca, con gli ultimi attacchi, «ha schiaffeggiato» l’amministrazione americana.

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