Crollo di Pistunina, chiuse le ricerche dei due dispersi: solo il dna potrà dare risposte
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Si sono concluse ufficialmente, dopo due settimane di lavoro ininterrotto, le operazioni di ricerca dei due dispersi nel crollo della palazzina di via Giorgio La Pira, nel quartiere Pistunina a Messina. La decisione è maturata al termine di un'estenuante attività di scavo che ha visto impegnate sul campo decine di vigili del fuoco, i quali hanno letteralmente setacciato ogni centimetro delle macerie, asportando e trasportando i detriti nei siti di stoccaggio individuati.
Con la rimozione delle macerie completata, l'attenzione si sposta ora sui reperti biologici rinvenuti tra i calcinacci, unici elementi che potranno fornire risposte concrete sul destino di Santino Magazzù e Lhairu Warnakulasuriya, le ultime due persone ancora disperse. La strada statale 114, che costeggia l'area del disastro, è stata riaperta al traffico, così come il piazzale del supermercato antistante, segnando simbolicamente la fine della fase più operativa dell'emergenza.
Il lavoro dei vigili del fuoco e la rimozione delle macerie
Le operazioni di ricerca e bonifica, condotte dai vigili del fuoco sotto il coordinamento del comandante provinciale Michele Burgio, hanno rappresentato una sfida logistica e tecnica di notevole complessità. L'edificio, una struttura di 2.500 metri quadrati, era collassato su sé stesso il pomeriggio del 30 luglio, in un fragoroso cedimento descritto dagli esperti come un "effetto pancake", dove i solai si sono adagiati l'uno sull'altro, comprimendo gli spazi e rendendo le ricerche estremamente difficili e pericolose.
Per oltre quattordici giorni, le squadre di soccorso hanno lavorato a ciclo continuo, rimuovendo travi, pilastri e detriti, in un'operazione che ha visto impiegati complessivamente fino a settanta uomini e numerosi mezzi speciali. Le operazioni di scavo sono state ulteriormente complicate da un incendio divampato subito dopo il crollo, che ha reso l'ambiente insidioso e ha danneggiato i reperti, rendendo le successive analisi forensi più difficili.
Solo nelle scorse ore, dopo aver raggiunto e ispezionato con esito negativo le tre auto presenti nel garage al piano terra, i vigili del fuoco hanno potuto dichiarare conclusa la fase di ricerca attiva, concentrandosi poi sullo svuotamento dell'area circostante e sulla rimozione di tutti i materiali pericolanti.
L'esame del Dna e il ruolo della polizia scientifica
Con la fine degli scavi, la parola passa ora alla scienza. Non essendo stati ritrovati i corpi di Santino Magazzù e Lhairu Warnakulasuriya, la procura di Messina, guidata dal procuratore Antonio D'Amato, ha affidato ai medici legali Elvira Ventura Spagnolo e Gennaro Baldino l'incarico di esaminare i resti umani e il materiale biologico recuperato durante le operazioni di rimozione delle macerie.
L'obiettivo primario è estrarre il profilo genetico da questi frammenti, alcuni dei quali presentano segni di ustione e carbonizzazione, per poi confrontarlo con il Dna dei familiari delle vittime, un'operazione che verrà eseguita dagli uomini del Ris di Messina. Si tratta di un passaggio delicato, il cui esito non è scontato, in quanto lo stato di conservazione del materiale biologico potrebbe compromettere la riuscita dell'esame.
La procura ha impresso la massima urgenza alle analisi, ma i tempi tecnici di laboratorio rimangono inevitabilmente lunghi, e i familiari dei dispersi dovranno attendere ancora per ottenere una risposta definitiva. Le quattro vittime già identificate e le cui salme sono state estratte, Carmelo Leone, Rosa Leone, Sara Leone e Alessandra Frazzica, sono state invece oggetto di autopsia per chiarire le cause e la dinamica del decesso.
L'inchiesta della procura e le responsabilità penali
Parallelamente agli accertamenti scientifici, prosegue a ritmo serrato l'indagine della procura per fare luce sulle cause del disastro e individuare eventuali responsabilità penali. Il fascicolo, aperto per i reati di omicidio colposo plurimo e disastro colposo, vede attualmente iscritti tre indagati.
Si tratta di Alessandro Panarello, il titolare della società che stava allestendo un supermercato al piano terra, il costruttore Pasquale D'Alì, che avrebbe eseguito i lavori di ristrutturazione, e l'ingegnere Pietro Leone, progettista dell'edificio e parente delle vittime. Secondo le ricostruzioni, i tre hanno offerto versioni diverse e in alcuni casi si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.
Elemento centrale dell'indagine è la segnalazione di alcune crepe sui pilastri, che avrebbero preoccupato gli operai al punto da indurre Panarello ad avvertire Carmelo Leone, il quale a sua volta avrebbe incaricato D'Alì di verificare la situazione. D'Alì, che si trovava all'interno del palazzo poco più di un'ora prima del crollo per questo motivo e che è rimasto ferito mentre fuggiva, ha dichiarato che era la prima volta che entrava nell'edificio.
A supporto delle indagini, la procura ha anche sequestrato i telefoni cellulari dei tre indagati e ha nominato un collegio di esperti, composto dagli ingegneri Andrea Prota, Antimo Fiorillo e Rodolfo Urbani, per accertare le cause tecniche del cedimento; i loro sopralluoghi inizieranno non appena l'area sarà completamente messa in sicurezza.
Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.
