La finanza sequestra l'impero commerciale del tiktoker Angelo Napolitano per una presunta maxi frode Iva

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La Guardia di Finanza di Napoli ha messo sotto sequestro l'intero patrimonio aziendale del Napolitano Store, un'impresa attiva nella vendita di telefoni cellulari ed elettrodomestici resa celebre sui social network, in particolare su TikTok, attraverso i video del suo fondatore, il 47enne Angelo Napolitano. L'operazione, eseguita dai militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria su decreto del gip del Tribunale di Nola, rappresenta l'ultimo atto di un'inchiesta avviata mesi fa che aveva già portato, lo scorso settembre, a un maxi sequestro di beni per un valore di 5,7 milioni di euro, tra i quali figurava anche uno yacht di 16,5 metri, provvedimento in seguito confermato dal Tribunale del Riesame. L'attività commerciale, che vantava numerosi punti vendita nell'hinterland napoletano, era nota per promuovere prodotti tecnologici di ultima generazione a prezzi fortemente scontati, una strategia di marketing che, secondo gli investigatori, celava in realtà un sistema fraudolento di evasione fiscale.

Il meccanismo accusato: sconti in cambio di pagamenti in nero e società "cartiere"

Secondo le ricostruzioni degli inquirenti, gli sconti vantaggiosi propagandati online sarebbero stati possibili grazie a una duplice e sistematica elusione degli obblighi fiscali. Da un lato, infatti, ai clienti che intendevano usufruire delle migliori offerte veniva richiesto di effettuare il pagamento in contanti e senza ricevuta, in modo da non dichiarare una parte rilevante del fatturato. Dall'altro, e qui risiederebbe il cuore dell'impianto accusatorio, l'evasione dell'Iva sarebbe stata attuata attraverso l'utilizzo di società cosiddette "cartiere", formalmente intestatarie di fatture per operazioni inesistenti. Queste realtà, prive di dipendenti e di una concreta attività commerciale, servivano esclusivamente a generare documenti falsi, permettendo così all'azienda di sottrarre imponibili e di ridurre artificiosamente il debito Iva. Un meccanismo, questo, che avrebbe consentito all'impresa di presentarsi sul mercato con una posizione di vantaggio sleale rispetto ai concorrenti in regola.

La reazione dell'imprenditore e gli sviluppi giudiziari in corso

Dopo l'esecuzione del sequestro preventivo, che ha colpito sia il complesso industriale di Casalnuovo di Napoli sia l'intera rete di negozi, Angelo Napolitano ha rilasciato alcune dichiarazioni pubbliche, affermando di voler "superare anche questa" difficile fase e precisando che tre esercizi commerciali restano comunque aperti. Le indagini della Procura, tuttavia, proseguono per accertare le responsabilità penali e ricostruire nel dettaglio l'entità del danno erariale, stimato in milioni di euro. L'attenzione degli investigatori si è focalizzata, in particolare, sull'analisi del flusso finanziario e sulla verifica della congruità tra le operazioni documentate e il movimento reale delle merci, un lavoro che ha portato a identificare le presunte anomalie nel circuito delle fatturazioni.

Il contesto delle inchieste sulla criminalità economica nel napoletano

Questa operazione si inserisce in un più ampio contesto di azioni repressive portate avanti dalla Guardia di Finanza nel territorio campano contro le forme sofisticate di frode fiscale e di riciclaggio, spesso associate a fenomeni di concorrenza sleale che danneggiano le aziende oneste. Il caso del Napolitano Store, per la visibilità pubblica garantita al proprietario dai social network e per le modalità accusate, ha dunque un valore emblematico, poiché mostra come gli strumenti della modernità digitale possano essere piegati a logiche illegali tradizionali. L'episodio riporta l'attenzione, senza scadere in inutili sensazionalismi, sulle intricate connessioni tra economia sommersa, evasione e nuovi modelli di promozione commerciale, sottolineando la costante necessità di un controllo attento da parte degli organi preposti.

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