Frode sui fondi Pnrr, la Procura europea sequestra 20 milioni di euro
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Redazione Interno
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Un sequestro da circa 20 milioni di euro, un'indagine che si allarga a macchia d'olio e un meccanismo fraudolento che avrebbe prosciugato risorse pubbliche destinate alla formazione. La Procura europea (Eppo) di Milano ha messo a segno un'altra operazione significativa nel contrasto agli illeciti che gravano sul bilancio dell'Unione, stavolta con al centro il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) e una fitta rete di presunte irregolarità legate al Fondo Nuove Competenze.
L'ammontare complessivo delle risorse indebitamente percepite sarebbe notevole, e le indagini degli ultimi mesi hanno portato a ipotizzare una dimensione ben più ampia di quella inizialmente stimata, tanto da coinvolgere decine di società su tutto il territorio nazionale.
I proventi illeciti e il meccanismo di occultamento
Il provvedimento di sequestro, eseguito dai carabinieri del Nucleo investigativo – Sezione Eppo e dal Nucleo operativo del Gruppo Carabinieri per la Tutela del lavoro di Milano, ha colpito direttamente i patrimoni di cinque società, congelando somme depositate su conti correnti e polizze assicurative. Le somme sequestrate, pari a circa 20 milioni di euro, sarebbero riconducibili a due persone già sottoposte a misure cautelari, accusate a vario titolo di truffa aggravata ai danni di fondi pubblici e autoriciclaggio.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, parte dei proventi illeciti sarebbe stata accuratamente occultata attraverso complesse operazioni di trasferimento, per essere poi reinvestita in beni rifugio come, appunto, polizze assicurative e immobili, nel tentativo di depistare le indagini patrimoniali e ripulire il denaro proveniente dalle frodi.
Il sistema dei "corsi fantasma" e l'espansione dell'indagine
Al centro dell'inchiesta, come detto, vi è il Fondo Nuove Competenze, uno strumento finanziato anche con le risorse del Pnrr per sostenere la formazione dei lavoratori durante i periodi di riorganizzazione aziendale. L'ipotesi degli investigatori, però, è che molte di queste attività formative non siano mai state realmente svolte. I contributi pubblici sarebbero stati ottenuti presentando documentazione falsa o comunque non corrispondente alla realtà, in un meccanismo che ha permesso di attrarre ingenti finanziamenti europei su base fittizia.
La portata del fenomeno, come sottolineato dalla stessa Procura europea, sarebbe significativamente più ampia di quanto emerso in una prima fase. Gli ultimi sviluppi investigativi hanno portato alla notifica di un avviso di garanzia per sospetta frode aggravata ai danni degli interessi finanziari dell'Unione europea a 84 rappresentanti legali di aziende distribuite in tutta Italia, un numero che testimonia la capillarità del sistema che sarebbe stato messo in piedi.
La stima della frode e il ruolo della Procura europea
Il valore complessivo della presunta frode, al momento, è stimato in circa 40 milioni di euro, dei quali ben 33 milioni proverrebbero direttamente dai fondi dello Strumento di ripresa e resilienza (Rrf), il pilastro finanziario su cui si regge il Pnrr. La Procura europea di Milano, che ha coordinato tutte le attività investigative, continua a rappresentare un baluardo nella difesa del denaro pubblico europeo, e questo caso si inserisce in una serie di operazioni che negli ultimi anni hanno portato alla luce criticità e illegalità nella gestione dei fondi per la ripresa.
L'inchiesta, ancora in piena fase di svolgimento e soggetta al vaglio delle autorità giudiziarie competenti, ribadisce l'attenzione costante dell'Unione europea nel monitorare l'utilizzo delle proprie risorse, con l'obiettivo di garantire che i soldi destinati alla crescita e allo sviluppo del Paese non vengano dispersi in meccanismi fraudolenti.




