Monza si prepara per il 4 novembre tra cerimonie ufficiali e voci critiche
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Redazione Interno
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Mentre Monza si appresta a celebrare, martedì 4 novembre, la Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate con il consueto cerimoniale in piazza Trento e Trieste – organizzato in collaborazione con la Prefettura – e con la Santa Messa alle ore 9.00 nella Cappella del Cimitero Urbano, altre voci, in diverse parti d’Italia, si levano per contestare il significato stesso della ricorrenza. La data, che unisce memoria e riconoscenza secondo il protocollo istituzionale, viene infatti percepita da alcuni come un’occasione di riflessione critica su un evento bellico i cui esiti, a loro dire, hanno segnato profondamente e non solo in positivo la storia del paese. Queste posizioni, che emergono da un dibattito pubblico mai completamente sopito, pongono l’accento su un lato della memoria spesso meno evidenziato, quello del lutto e delle conseguenze socio-politiche, arricchendo di sfumature il panorama commemorativo.
Le voci dissonanti dalla società civile
Tra le critiche più strutturate, spicca quella dell’Assemblada Occitana Valades, la quale, in un intervento pubblico, ha espresso la sua difficoltà nel “comprendere i motivi per cui bisogna festeggiare una ‘vittoria’ che è costata 650 mila morti, l’avvento del fascismo e la seconda guerra mondiale”. La loro posizione, che invita a commemorare i caduti senza festeggiare “fantomatiche vittorie”, si inserisce in un solco di rimembranza che privilegia il dolore per la perdita di un’intera generazione nelle loro valli, offrendo una prospettiva che va al di là della retorica trionfalistica. Questo approccio, per quanto minoritario, contribuisce a delineare un quadro più complesso del rapporto tra la nazione e la sua storia, sottolineando come il ricordo di un conflitto possa essere plurale e carico di significati differenti.
La polemica sulla formazione docenti
Un’altra frizione, di carattere più attuale, si è manifestata attorno a un corso online per insegnanti, intitolato “La scuola non si arruola”, soppresso dal ministero dell’Istruzione e del Merito con la motivazione che il suo contenuto non fosse “coerente con la formazione dei docenti”. L’iniziativa, che aveva raccolto circa 1.400 iscrizioni e che era incentrata su temi come il contrasto al riarmo e il sostegno alla causa palestinese, era stata indetta proprio in coincidenza con la Giornata delle Forze Armate, trasformandosi inevitabilmente in un caso politico. Gli organizzatori hanno parlato di “censura”, vedendo nella soppressione un atto volto a silenziare un dibattito critico nelle aule, mentre il ministero ha mantenuto la sua posizione, generando una reazione che ha unito sindacati di base, movimenti studenteschi e diverse formazioni politiche in una protesta convocata in una piazza milanese.
Il presidio di Arezzo e il fronte antimilitarista
Anche ad Arezzo, un cartello di realtà che include collettivi e formazioni politiche, tra cui il Collettivo MillePiani e il Sindacato Generale di Base, ha dato vita a un’iniziativa sotto lo slogan “Il 4 novembre non è la nostra festa”. Il presidio, di carattere antimilitarista e antimperialista, è stato organizzato in piazza della Stazione, a partire dalle ore 17.30, da alcuni degli stessi soggetti che hanno animato le recenti mobilitazioni per la Palestina. Questo evento, seppur locale, è indicativo di un sentire diffuso in alcuni segmenti della società, i quali legano la critica alla celebrazione del 4 novembre a un più ampio impegno politico contemporaneo, creando un filo conduttore ideale tra le guerre del passato e i conflitti del presente, senza che per questo venga meno il rispetto per la memoria di chi ha perso la vita.




