La Coppa Italia resta un miraggio per la Virtus Bologna, Tortona conquista la finale
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Redazione Sport
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La Frecciarossa Final Eight di Torino, giunta alla sua edizione 2026, ha regalato l’ennesima pagina di sport che difficilmente verrà dimenticata dagli appassionati, ma per la Virtus Bologna si tratta dell’ennesima amarezza. Il tabù legato alla competizione tricolore, infatti, si infrange puntualmente come un vetro sottoposto a una pressione eccessiva, e questa volta a spezzare le speranze bianconere ci ha pensato la Bertram Derthona Tortona. La formazione piemontese, che già nei quarti di finale aveva dovuto sudare per avere la meglio su una coriacea Reyer Venezia -1 -2, ha ripetuto l’impresa contro la squadra di Ivanovic, imponendosi con un punteggio di 84-78 al termine di una semifinale combattuta, sporca e spezzettata, come piace a chi deve sovvertire i pronostici.
La partita, giocatasi alla Inalpi Arena, ha visto un avvio incoraggiante per i felsinei, capaci di assorbire il primo impatto con i Leoni e di costruirsi un margine di vantaggio anche di nove lunghezze durante la ripresa. Un parziale di 11-3 aveva fatto pensare a una gestione in discesa per Bologna, ma la risposta di Tortona è stata quella tipica delle squadre che non hanno nulla da perdere. Guidata da un Prentiss Hubb semplicemente incontenibile, autore di 20 punti e 9 assist e di triple dal valore inestimabile nei momenti cruciali, la squadra di coach Fioretti ha iniziato a rosicchiare punto su punto, rimbalzo su rimbalzo, fino a operare il contro-sorpasso che ha gelato il pubblico virtussino. L'energia messa in campo dai piemontesi, come sottolineato dallo stesso tecnico a fine gara, è stata la chiave per compensare qualche errore di troppo in fase realizzativa e per tenere in vita le speranze quando la sfida sembrava poter scivolare via -8.
Un black-out improvviso e un Edwards irriconoscibile
Dall’altra parte del fronte, la notizia peggiore per l’ambiente delle Vu Nere non risiede solo nella sconfitta in sé, ma nel modo in cui questa è maturata. Dopo essere rientrati negli spogliatoi sul +3 all'intervallo lungo, i bolognesi hanno smarrito la bussola nel momento cruciale. Il quarto periodo è stato un monologo tortonese, con un parziale iniziale di 16-0 che ha tramortito la Virtus e l’ha costretta a un inseguimento vano. La difesa di Tortona ha alzato i giri del motore, concedendo pochissimo e costringendo gli avversari a tiri forzati. Emblematica la prestazione di Carsen Edwards, top scorer della squadra nelle uscite precedenti ma finito qui pericolosamente fuori gara: un 2/16 dal campo, condito da scelte avventate e poca lucidità, che ha di fatto spento uno dei principali motori offensivi bianconeri -3 -7. Se a questo si aggiungono i 17 rimbalzi offensivi concessi ai piemontesi, il quadro dell'eliminazione assume contorni netti e indiscutibili.
La serata storta del suo terminale offensivo principale, unita alla serata no di altri interpreti chiave, ha reso vano lo sforzo di Matt Morgan, unico a salvarsi con 23 punti personali e a cercare di tenere a galla la squadra nei momenti di difficoltà. Nemmeno gli 11 assist di Luca Vildoza sono bastati a imbastire un gioco corale sufficiente per battere la difesa a uomo aggressiva proposta da Fioretti. La Virtus ha pagato a caro prezzo la propria discontinuità, un difetto che in una competizione a eliminazione diretta come la Coppa Italia si paga puntualmente con l’addio al sogno. La sensazione, alla sirena finale, era quella di un’occasione gettata alle ortiche più che di una sconfitta contro un avversario oggettivamente più forte.
Tortona sogna in grande, ora la finale contro l’Olimpia Milano
Per Tortona, invece, la notte torinese si tinge dei colori della festa. La vittoria sulla Virtus, ottenuta grazie a una prova di forza collettiva e a un Hubb da copertina, vale l’accesso alla finale di domenica, dove i piemontesi ritroveranno l’EA7 Emporio Armani Milano. Sarà la seconda finale di Coppa Italia nella storia del club, un traguardo che sa di impresa per una realtà che, sulla carta, non dispone né del budget né della tradizione delle grandi del basket italiano. Eppure, in campo, queste differenze sembrano annullarsi davanti alla determinazione e alla solidità di un gruppo che ha trovato in Justin Gorham (18 punti e una presenza costante sotto le plance) e in Tommaso Baldasso (16 punti) due validissimi scudieri.
L’infortunio occorso all’arbitro Quarta durante il secondo quarto, che ha causato una sosta piuttosto lunga, aveva rischiato di raffreddare le mani dei giocatori e spezzare il ritmo della contesa, ma al rientro in campo sono stati ancora una volta i piemontesi a dimostrare maggiore lucidità. Ora, per Fioretti e i suoi ragazzi, c’è la possibilità di giocarsi il trofeo contro i campioni d’Italia in carica. Una sfida proibitiva, certamente, ma dopo aver eliminato Venezia nei quarti e la Virtus in semifinale, nessuno può più permettersi di sottovalutare questa squadra. Il cammino di Milano verso il Titolo, intanto, passa obbligatoriamente da questa finale, e lo spettacolo è assicurato per una domenica che si preannuncia infuocata.




