La Coppa Italia resta un tabù per la Virtus, Tortona la spuntata 84-78 e vola in finale contro Milano

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il tabù si infrange, ma non per loro. La Coppa Italia, quel trofeo che manca dalla bacheca della Virtus Bologna dal lontano 2002, continua a rappresentare un miraggio, un’ossessione che si rinnova puntuale, stagione dopo stagione. Stavolta, a negare l’accesso all’atto conclusivo della Final Eight di Torino, ci ha pensato la Bertram Tortona, una squadra che di queste manifestazioni ha fatto una ragione di vita, un palcoscenico dove esaltare il proprio basket fatto di sostanza e cuore. Il 78-84 con cui i piemontesi hanno chiuso la pratica sulla corazzata bolognese, nella seconda semifinale giocata alla Inalpi Arena, racconta solo in parte una partita sporca, interrotta, vissuta a strappi, ma che ha avuto un copione chiarissimo: Tortona ha creduto fino alla fine, riuscendo dove, nelle precedenti edizioni, aveva sempre dovuto alzare bandiera bianca -2.

L’avvio era stato tutto di marca bianconera, seppur con qualche patema di troppo. La Virtus, nonostante le assenze pesanti di Ale Pajola e di un Daniel Hackett limitato ai soliti riscaldamenti pre-partita prima della decisione di non rischiarlo, aveva provato a imporre il proprio ritmo, allungando nel terzo quarto fino al +9 -2. Sembrava la classica partita in cui la favorita, pur senza brillare, trovi il modo di portare a casa il risultato, gestendo il vantaggio e contando sulla qualità superiore del roster. Ma il basket, si sa, è sport subdolo, capace di ribaltare i pronostici in una manciata di possessi. E Tortona, da questo punto di vista, non ha mai smesso di crederci, aspettando il momento giusto per piazzare la zampata.

Ed è nel quarto periodo che la musica è cambiata radicalmente. I piemontesi, trascinati da un Prentiss Hubb semplicemente incontenibile – autore di 20 punti e 9 assist, conditi da triple spettacolari nei frangenti decisivi – hanno innescato un parziale di 16-0 che ha tramortito la Virtus, portandosi sul 70-62 e poi addirittura sul +11 con Baldasso -2-4. La difesa della Bertram, solida e aggressiva, ha mandato in tilt la manovra offensiva bolognese, mentre in attacco ogni tiro sembrava destinato a baciare la retina. Dall’altra parte, le V Nere si sono perse, affidandosi a tentativi individuali spesso confusionari, pagando a carissimo prezzo la serata storta di alcuni dei suoi uomini chiave.

Un tabellino che grida vendetta: Edwards flop, Morgan inutile

Se da un lato esultano i piemontesi, che tornano in finale quattro anni dopo quella persa proprio contro l’Olimpia Milano, dall’altro la notte virtuense si tinge di rimpianti. I numeri, a fine gara, sono impietosi e fotografano un’eliminazione che va ben oltre la semplice casualità. Su tutti, spicca la prestazione da dimenticare di Carsen Edwards: per lui solo 5 punti in 19 minuti, con un terrificante 2/16 al tiro, una serata storta che ha pesato come un macigno sulle speranze bianconere. Un lusso che una squadra che ambisce al Titolo non può permettersi, soprattutto in gare secche dove ogni possesso moltiplica il suo valore.

A gettare benzina sul fuoco delle critiche ci si mette anche la differenza a rimbalzo, spaventosa: 48 per Tortona, 36 per Bologna -2. Una statistica che parla di fame, di voglia, di quella cattiveria agonistica che spesso decide le partite. Justin Gorham, con 18 punti e una marea di rimbalzi, ne è stato l’emblema perfetto, mentre sotto le plance avversarie solo Aliou Diarra ha provato a opporsi, catturando 7 rimbalzi in soli 12 minuti -1. E se a questo si aggiunge la serata opaca di Derrick Alston Junior (4,5 in pagella, con soli 5 tiri presi) e la lucidità altalenante di Luca Vildoza in regia, si capisce perché Matt Morgan, nonostante i suoi 23 punti, sia rimasto un’oasi nel deserto, l’unico a provare a tenere accesa una fiammella in attacco -1-2.

E così Tortona, la piccola Tortona come qualcuno ama chiamarla, si prende la scena. Lo fa con merito, giocando una partita maschia, intelligente, approfittando anche di un episodio particolare come l’infortunio all’arbitro Quarta, che ha fermato la gara per un quarto d’ora nel secondo quarto, spezzando forse il ritmo e raffreddando le mani dei giocatori -2. Ma sarebbe riduttivo parlare solo di episodi. La squadra di coach Fioretti ha dimostrato di crederci, ribaltando l’inerzia con la forza del collettivo, aspettando il momento giusto per colpire. Ora li aspetta Milano, rivincita della finale del 2022. E loro, dopo aver eliminato Venezia e la corazzata Virtus, possono davvero sognare -4-9.

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