Aston Martin, la rivoluzione Newey: team principal dal 2026

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La Aston Martin si appresta a vivere una trasformazione radicale, la quarta nel giro di soli quattro anni, un cambiamento che non si limita a un semplice avvicendamento ma che punta a riscrivere le gerarchie tecniche e decisionali all'interno della scuderia. Adrian Newey, la cui attesa firma per la Ferrari non si è mai materializzata, ha invece scelto il progetto britannico, al quale si legherà a partire dal 2026 non solo con il ruolo di responsabile tecnico supremo, ma anche con quello di team principal. Una doppia carica, questa, che riporta alla memoria esperimenti organizzativi già visti in passato a Maranello con Mattia Binotto, i quali, com'è noto, non hanno mai prodotto i risultati sperati. L'accordo, che segna una vittoria strategica per la Aston Martin, è stato perfezionato concedendo al progettista inglese ogni singola clausola contrattuale da lui richiesta, inclusa una percentuale sulle quote societarie del team, un dettaglio che sottolinea il valore attribuito alla sua figura.

Un assetto di potere inedito

Questa mossa, annunciata in un momento cruciale a pochi mesi dall'introduzione del nuovo regolamento tecnico del 2026, rimodella completamente la struttura dirigenziale. All'operazione, del resto, partecipa anche Andy Cowell, che viene riconfigurato in un nuovo ruolo decisionale di pari livello, creando così un triumvirato di potere con competenze molto definite. La scelta, che ha generato una certa sorpresa nel paddock di Losail, viene interpretata da alcuni come il coronamento di un sesso a lungo covato da Newey, quello di sedersi finalmente al timone di una squadra di Formula 1; altri, invece, vi leggono una mossa puramente tattica, finalizzata ad assicurarsi la massima autonomia operativa possibile, un obiettivo che il tecnico avrebbe perseguito con determinazione.

Il parere di un ex pilota

Sebastian Vettel, da parte sua, ha espresso fiducia nel futuro della sua ex squadra, dichiarandosi ottimista per le prospettive che si dischiudono con l'arrivo del 2026. Il pilota tedesco, pur riconoscendo la presenza di una figura di indiscusso talento come Newey, ha tuttavia avanzato qualche dubbio sul tempo necessario per forgiare un collettivo vincente in ogni suo reparto, un processo che richiede pazienza e meticolosità. La sua valutazione, seppur positiva, contiene dunque un elemento di realismo, sottolineando come la sola presenza di un genio del design non sia di per sé sufficiente a garantire il successo, il quale dipende da un'armonia di intenti e da un lavoro sinergico che coinvolge l'intera organizzazione.

Un orizzonte temporale definito

C'è infine chi, osservando la dinamica dell'accordo, avanza l'ipotesi che questo riassetto possa rivelarsi soltanto temporaneo, una soluzione pensata per una fase transitoria di costruzione e di assestamento. La concentrazione di così tanto potere tecnico e gestionale in una sola persona, se da un lato accelera le decisioni, dall'altro rappresenta un modello organizzativo che la Formula 1 moderna ha spesso faticato a sostenere nel lungo periodo. La Aston Martin, che pure ha dimostrato di saper attrarre i migliori cervelli disponibili sul mercato, si assume dunque un rischio calcolato, puntando tutto sulla capacità di Newey di guidare non solo i progetti in aerodinamica ma anche il gruppo umano nel suo complesso.

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