Destiny 2 saluta (per ora) con un record di giocatori e un indizio sul futuro

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   C’è qualcosa di profondamente malinconico, se ci si sofferma a pensarci, nel vedere una massa di utenti radunarsi proprio quando un progetto digitale sta per chiudere i battenti. È quanto accaduto con Destiny 2, lo sparatutto fantascientifico di Bungie che, complice il rilascio dell’aggiornamento finale (Monument of Triumph) avvenuto il 9 giugno, ha registrato un’ondata di ritorni tale da mandare in tilt i server. Secondo i dati diffusi da SteamDB, il picco di giocatori simultanei nelle ultime ventiquattr’ore ha toccato quota 167.000, un numero che non si vedeva dall’uscita di The Final Shape nel 2024, quando si raggiunsero i 314.634 utenti in contemporanea.

Questo afflusso massiccio, quasi una protesta silenziosa per spingere Sony (la casa madre) a non abbandonare il franchise, ha però avuto un effetto collaterale immediato: la congestione delle infrastrutture di gioco.

Intorno alle 19:45 italiane, i Guardiani tornati in servizio hanno letteralmente mandato in tilt la connessione, generando code di accesso e messaggi di errore che, paradossalmente, sono stati accolti dalla base utenti quasi come un trofeo. La mobilitazione, organizzata in gran parte sui social, mirava a dimostrare a Bungie e ai vertici PlayStation che l’interesse per l’universo di Luce e Oscurità è tutt’altro che sopito.

L’addio conteso tra risorse e stipendi dei dirigenti

Mentre i numeri da record seppelliscono temporaneamente quelli ben più bassi dell’ultima fatica dello studio, l’estraction shooter Marathon (sceso sotto i 18.000 utenti), si riaccende il dibattito sulle reali cause del pensionamento del gioco. In molti avevano puntato il dito contro il nuovo progetto, reo di aver prosciugato le casse necessarie a sostenere Destiny 2. Una tesi, questa, smentita con veemenza nei giorni scorsi da Liana Ruppert, ex community manager di Bungie.

Secondo la sua testimonianza – ripresa da diverse testate – le difficoltà economiche sarebbero da imputare a scelte dirigenziali precise: “Molti di quei soldi non sono andati a Destiny, ma sono finiti nelle tasche dei vertici. Dovreste essere arrabbiati, ma con chi ha davvero la responsabilità”, ha dichiarato, sottolineando che l’impatto di Marathon sul bilancio è stato molto minore di quanto si creda.

Nonostante ciò, la stessa Ruppert ha poi lanciato un appello provocatorio alla sopravvivenza stessa dello sviluppatore: l’unica strada per evitare che Bungie venga ridotta a un mero studio di supporto per i giochi PlayStation sarebbe proprio supportare Marathon, indipendentemente dai paragoni con il suo predecessore. Un paradosso, insomma, che fotografa lo stato confusionale in cui versa la software house di Seattle, dove al momento nessun progetto legato a un ipotetico Destiny 3 risulta essere in produzione attiva secondo quanto riportato da fonti vicine al settore.

La crepa nell’epilogo e le cinetiche nascoste

L’incertezza sul futuro, tuttavia, non ha impedito al team di sviluppo di lasciare un segno tangibile all’interno dell’epilogo. Sebbene fosse stato confermato che si sarebbero chiuse soltanto le storie rimaste in sospeso, l’update Monument of Triumph ha fatto molto di più: ha aperto uno spiraglio narrativo verso ciò che verrà. Nascoste tra i meandri dei nuovi trionfi, Bungie ha inserito due filmati segreti.

Il primo, più nostalgico, celebra il legame tra il Guardiano e il Comandante Zavala; il secondo, decisamente più inquietante, mostra il personaggio di Lodi agire sotto una strana influenza esterna, suggerendo che l’universo di Destiny potrebbe non aver ancora detto la sua ultima parola.

Per sbloccare queste scene – una sorta di lasciapassare per i fan più fedeli – è necessario completare specifiche sfide che attraversano l’intera galassia del gioco, dall’incontro con la Regina Mara Sov fino ai misteri di Europa. Un modo, questo, per costringere i reduci a rivivere i momenti salienti di quasi un decennio di battaglie. Al netto delle speculazioni su un futuro capitolo, i numeri parlano chiaro: il trapasso di Destiny 2 ha lasciato un vuoto tecnico e commerciale che al momento nessun altro titolo dello studio è riuscito a riempire.

La palla, ora, passa esclusivamente ai piani alti dell’industria nipponica e americana.

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