Arresti domiciliari per il 22enne dopo gli scontri di Torino, Salvini parla di "vergogna"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un provvedimento restrittivo, gli arresti domiciliari, è stato disposto dal gip di Torino Irene Giani nei confronti di Angelo Francesco Simionato, il giovane originario di Arcidosso, in provincia di Grosseto, arrestato dalla Digos con l’accusa di concorso in lesioni personali a pubblico ufficiale. La decisione giudiziaria, che segue gli incidenti occorsi al corteo nazionale per il centro sociale Askatasuna lo scorso 31 gennaio, ha riguardato il solo 22enne, mentre per gli altri due fermati, Matteo Campaner e Pietro Desideri, il giudice ha optato per la scarcerazione con il solo obbligo di presentarsi periodicamente alla polizia per firmare. La posizione di Simionato, che si è sempre dichiarato estraneo ai fatti più gravi, è stata esaminata dal magistrato il quale, pur riconoscendogli una certa “ingenuità operativa”, ha ritenuto di dover applicare la misura cautelare in considerazione delle gravi accuse contestate.

La ricostruzione dell'imputato e la querela dell'agente

Davanti al gip, il giovane ha fornito una sua versione dei momenti concitati che seguirono la manifestazione, sostenendo di essere stato travolto dalla fuga generale. “Procedevo nella folla, stavo scappando”, ha dichiarato, aggiungendo di aver notato più volte un agente di polizia alle sue spalle. Poi, voltandosi, avrebbe visto “il poliziotto a terra” e “le persone che erano su di lui”, circostanza che lo avrebbe spinto ad allontanarsi senza prendere parte ai fatti. “Non ho spinto nessuno”, ha ribadito nella sua deposizione. Una narrazione che si scontra, tuttavia, con il quadro delineato dalla parte offesa. Nella querela depositata, l’agente Alessandro Calista, in servizio con il II Reparto Mobile di Padova, ha descritto un’aggressione violenta e organizzata, durante la quale sarebbe stato afferrato per le braccia, colpito con calci alla schiena e trascinato via dai compagni, mentre attorno infuriavano i lanci di oggetti di ogni tipo, dai sassi a strumenti di lavoro pesanti.

La reazione politica e il tema della violenza

L’episodio, che riporta alla memoria schemi di violenza politica che sembravano relegati al passato, ha suscitato immediate reazioni negli ambienti istituzionali. Il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Matteo Salvini, ha commentato i fatti con una sola, lapidaria parola: “Vergogna”. Un giudizio netto che riflette la sensibilità di una parte politica di fronte a certi episodi, i quali, al di là delle singole responsabilità da accertare in sede giudiziaria, ripropongono il tema, sempre attuale, della violenza durante le manifestazioni di piazza. Violenza che, come sottolineato da più parti, non può essere minimizzata né giustificata dal contesto, essendo piuttosto l’espressione di una deriva che mira a sostituire il confronto con la sopraffazione fisica.

L’iter giudiziario e le prospettive immediate

La macchina della giustizia procede ora lungo il suo binario, con le indagini che dovranno approfondire le dinamiche precise dell’aggressione e il ruolo eventualmente svolto da ciascuno. La decisione del gip, che ha differenziato il trattamento dei tre arrestati, indica come le valutazioni siano già approfondite e basate sulle singole posizioni. Per Simionato, che dovrà scontare la misura cautelare nella sua abitazione, inizia un periodo di attesa in cui la sua difesa preparerà le controdeduzioni, mentre per gli investigatori l’obiettivo resta quello di ricostruire con precisione la catena degli eventi e delle responsabilità in un pomeriggio che ha visto le strade di Torino trasformarsi in un campo di battaglia.

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