Guerriglia urbana a Torino, il gip: "Azione preordinata". Ai domiciliari il 22enne indagato per le lesioni all'agente
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
La giudice per le indagini preliminari, Irene Giani, non ha usato mezzi termini nel definire "guerriglia urbana" gli scontri divampati a Torino lo scorso 31 gennaio, nel corso del corteo di solidarietà al centro sociale Askatasuna, un'azione – scrive nelle ordinanze – "evidentemente preordinata e organizzata" da parte di una frangia dei manifestanti. La decisione giudiziaria, che segue le indagini coordinate dalla Procura, ha portato oggi alla scarcerazione, seppure con l'obbligo di firma, per due dei tre arrestati, mentre per il terzo, Angelo Simionato, ha disposto la misura degli arresti domiciliari. Il giovane, un 22enne originario della provincia di Grosseto, resta indagato, a Titolo di concorso, per il reato di lesioni aggravate nei confronti di un agente di polizia ferito durante gli scontri.
Il limite dell'accusa e la "brutale aggressione" alla Rai
Nel motivare il provvedimento, la Gip ha ritenuto che gli indizi raccolti dagli investigatori suffragassero l'ipotesi accusatoria relativa all'aggressione al poliziotto, per la quale il giovane è ritenuto concorrente, ma non quella concernente la sottrazione delle attrezzature dell'agente, episodio per il quale l'accusa di rapina non ha trovato, allo stato, un adeguato riscontro probatorio. Nelle sue valutazioni, la magistrata ha fatto riferimento anche a un altro episodio di quella giornata, definendolo una "brutale aggressione" subita da una troupe della Rai, circostanza che contribuisce a delineare il quadro di una protesta sfociata in violenza sistematica.
Le reazioni politiche immediate
La decisione del gip ha immediatamente innescate dure reazioni da parte del centrodestra, con il ministro Salvini che, commentando la scarcerazione degli altri due arrestati e i domiciliari per Simionato, ha parlato senza mezzi termini di "vergogna", un giudizio che ha legato alla campagna per il referendum sulla sicurezza. Dall'opposizione, invece, è arrivata la voce di chi, pur condannando senza riserve gli atti violenti, ha invitato a non strumentalizzare gli avvenimenti per fini politici, una posizione che riflette la polarizzazione del dibattito pubblico su fatti di questa natura.
Il percorso giudiziario e il contesto nazionale
Il caso si inserisce in un contesto nazionale particolarmente sensibile alle tematiche dell'ordine pubblico e della protesta, anche alla luce del nuovo corso politico internazionale che vede, ad esempio, Donald Trump nuovamente alla guida degli Stati Uniti. Le indagini proseguono ora sul doppio binario delle responsabilità individuali per i singoli episodi di aggressione e della ricostruzione dell'organizzazione della manifestazione, i cui sviluppi giudiziari saranno seguiti con attenzione, data la carica simbolica del centro sociale coinvolto e la gravità degli incidenti verificatisi.




