Il risiko delle banche a Modena, tra desertificazione e servizi digitali

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La progressiva rarefazione degli sportelli bancari, un processo che Leonello Boschiroli, leader di First Cisl Emilia Centrale, definisce senza mezzi termini "desertificazione bancaria", sta ridefinendo in maniera profonda il tessuto economico e sociale di molti territori, in particolare quelli più fragili della provincia modenese. Questo fenomeno, che comporta la perdita di posti di lavoro e un'offerta di servizi inevitabilmente ridotta per i cittadini, non è affatto da sottovalutare, come sottolineano le indagini condotte dalla categoria sindacale insieme alla Fondazione Fiba. Le banche, infatti, stanno mutando i loro assetti strategici e i loro obiettivi, orientandosi verso una drastica riduzione della propria presenza fisica, il che si traduce in un panorama di chiusure che qualcuno paragona a una partita a risiko, dove i pezzi sulla scacchiera del territorio vengono ritirati uno dopo l’altro.

I numeri di un fenomeno sistemico

I dati, aggiornati allo scorso settembre e elaborati dall'Osservatorio sulla desertificazione bancaria, dipingono un quadro nazionale allarmante: ben 268 sportelli hanno cessato la propria attività nei primi nove mesi dell'anno, lasciando oltre tremila comuni italiani completamente privi di una filiale. Si tratta di un'evoluzione di portata sistemica, che non risparmia neppure le regioni del Nord, tradizionalmente più servite, e che sta costringendo milioni di persone a ripensare completamente il proprio rapporto con l'intermediario finanziario. La conseguenza immediata, per molti, è la necessità di affrontare spostamenti più o meno lunghi, di sopportare code agli sportelli automatici e di adattarsi, talvolta forzatamente, a un utilizzo massiccio dei canali digitali, i quali, sebbene offrano indubbi vantaggi, non sono sempre alla portata di tutti.

Il paradosso dell'accesso ai servizi

Questa trasformazione radicale del settore, che sta facendo svanire quello che un tempo era un presidio fisso e rassicurante nei piccoli centri e nelle periferie, presenta però un paradosso significativo. Se da un lato, infatti, la carenza di canali fisici potrebbe far supporre un peggioramento generale nell'accesso ai servizi finanziari, le statistiche rivelano una tendenza opposta: la quota di famiglie che detengono un deposito bancario è in aumento. La maggior parte degli istituti di credito, ormai, ha imboccato con decisione la strada della contrazione della rete territoriale, concentrando gli sforzi sull'offerta di servizi fruibili da remoto, i quali, a quanto pare, riescono comunque a raggiungere una fetta più ampia della popolazione, sebbene in modalità profondamente diverse dal passato.

Le implicazioni per i territori

Il cuore del problema, tuttavia, rimane l'impatto asimmetrico che questa transizione produce sui diversi territori. Mentre i centri urbani principali possono assorbire più agevolmente la chiusura di uno sportello, per i comuni più piccoli e per le aree interne, la scomparsa di una filiale rappresenta molto più della semplice perdita di un servizio; essa equivale a un'erosione della vitalità economica locale, a un disservizio concreto per le imprese artigiane e commerciali che operano in zona e, non ultimo, a un fattore di isolamento per quelle fasce di popolazione, spesso gli anziani, che faticano a interfacciarsi con la tecnologia. La desertificazione bancaria, in definitiva, si configura come un fenomeno multidimensionale, le cui ripercussioni, che vanno ben al di là della semplice geografia degli sportelli, continuano a essere oggetto di attento monitoraggio.

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