Meta AI sbarca su WhatsApp in Italia: come funziona e perché non si può disattivare

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   L’intelligenza artificiale di Meta, dopo aver fatto il suo esordio in Svizzera, approda ora in Italia, integrandosi in WhatsApp con un cerchio blu che segnala la sua presenza. Questo nuovo strumento, progettato per semplificare attività quotidiane, risponde a domande, fornisce traduzioni e suggerimenti, senza che gli utenti possano disattivarlo. Un passo avanti nel rapporto tra tecnologia e comunicazione, che ridefinisce il modo in cui interagiamo con le app di messaggistica.

La funzionalità, accessibile cliccando sull’icona dedicata o menzionando "@metaai" in una chat, si attiva in modo automatico con l’ultimo aggiornamento. Sebbene alcune opzioni, come la modifica delle immagini, siano ancora limitate, l’AI dimostra di poter essere un assistente versatile, capace di elaborare richieste su temi disparati, dalla logistica alla cultura generale. Una novità che, se da un lato accelera l’accesso alle informazioni, dall’altro solleva interrogativi sulla personalizzazione dell’esperienza digitale, visto l’impossibilità di rimuoverla dalle chat.

L’espansione di Meta AI non riguarda solo WhatsApp: l’integrazione è prevista anche su Instagram e Facebook, confermando la strategia del colosso di Menlo Park di rendere l’intelligenza artificiale un elemento trasversale nei suoi servizi. Mentre il rollout procede gradualmente in Europa, gli utenti italiani sono tra i primi a testarne le potenzialità, seppur con alcune differenze rispetto al mercato statunitense, dove le funzionalità sono più avanzate.

L’introduzione di strumenti simili, del resto, non è una novità assoluta: altri chatbot, come quelli basati su GPT, hanno già mostrato come l’interazione uomo-macchina possa essere fluidificata da algoritmi sempre più sofisticati. Quello che distingue Meta AI, però, è l’approccio invasivo: invece di richiedere un’adesione volontaria, si insinua direttamente nell’ecosistema delle app, diventando un interlocutore fisso, pronto a intervenire su richiesta. Una scelta che, inevitabilmente, alimenta il dibattito sul confine tra innovazione e autonomia degli utenti.

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