Nepal, dopo le sommosse i giovani ripuliscono le strade dai rifiuti
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Redazione Esteri
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Mentre il fumo degli scontri si dissolveva sopra Kathmandu, un’altra immagine, potentemente simbolica, ha iniziato a definire la nuova fase del movimento di protesta nepalese. Le stesse strade che per giorni erano state il teatro di violenti scontri con le forze dell’ordine, di vandalismi e di edifici governativi dati alle fiamme, sono ora percorse da squadre di giovani volontari armati di guanti, sacchetti e palette. La loro missione, coordinata spontaneamente attraverso canali che il governo aveva provato invano a oscurare, è quella di ripulire la città dai detriti e dai rifiuti accumulati durante le sollevazioni, un atto concreto che molti interpretano come il primo, vero "mattone" per la ricostruzione non solo materiale di un Paese.
L’iniziativa, partita da alcuni sobborghi della capitale come Kirtipur, rappresenta una netta discontinuità rispetto al caos precedente. Questi ragazzi, per la maggior parte appartenenti alla cosiddetta Generazione Z, erano scesi in piazza per protestare contro la corruzione endemica, il nepotismo della classe dirigente e la pesante decisione di bloccare l’accesso ai social media; dopo l’imposizione e la successiva revoca del coprifuoco, hanno scelto di tornare, trasformando la rabbia in un gesto di responsabilità collettiva, prendendo possesso del proprio futuro attraverso la cura degli spazi comuni.
Il contesto in cui si inserisce questo moto di civismo è però quello di una nazione ferita. Secondo stime preliminari del ministero dello Sviluppo urbano nepalese, riportate dal sito "Khabarhub", i danni inferti alle infrastrutture pubbliche ammontano a oltre 200 miliardi di rupie, l’equivalente di circa 1,2 miliardi di euro. Una fonte del dicastero ha precisato che la maggior parte di queste strutture, a differenza di quanto accade dopo un sisma, non sono semplicemente riparabili ma necessitano di una ricostruzione ex novo, con costi che non includono neppure le ingenti spese per il temporaneo riallestimento degli uffici.




