Tagli al fondo automotive, l'industria italiana in allarme

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il governo italiano, guidato da Giorgia Meloni, ha deciso di ridurre drasticamente il fondo automotive, istituito nel 2022 per sostenere la transizione del settore verso modelli elettrici e green. La manovra 2025 prevede un taglio di oltre 4,6 miliardi di euro, pari all'80% delle risorse inizialmente destinate a questo scopo. L'Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica (Anfia) ha espresso forte preoccupazione per questa decisione, sottolineando come le aziende italiane, già alle prese con le sfide del Green Deal e una crisi industriale conclamata, rischino di non sopravvivere a causa della riduzione dei volumi di mercato a livello europeo.

Il fondo automotive, varato con l'obiettivo di sostenere l'industria delle quattro ruote, è stato oggetto di tagli significativi nella nuova Legge di Bilancio. Secondo Anfia, il governo sembra voler rilanciare il settore automobilistico solo a parole, senza fornire le risorse necessarie per combattere la deindustrializzazione del Paese. La decisione di decurtare il fondo automotive ha suscitato l'ira della filiera, che si è detta sconcertata dalla scelta di ridurre drasticamente le risorse destinate alla riconversione della filiera.

La Legge di Bilancio 2025, nella sua Sezione II, rivela che l'impatto reale sul deficit sarà di 10,4 miliardi di euro, ben lontano dai 30 miliardi dichiarati dal governo. Le sorprese, spesso, si trovano proprio nella parte nascosta della manovra, dove la revisione dei finanziamenti delle vecchie leggi di spesa e le nuove misure rivelano la vera dimensione e natura della manovra stessa. Palazzo Chigi ha ingaggiato una vera e propria tenzone con l'Unione Europea su vari temi, tra cui il bando del 2035 per le auto con motore termico, ma senza le risorse adeguate, queste battaglie rischiano di rimanere solo sulla carta.

L'industria automobilistica italiana, già in difficoltà, si trova ora a dover affrontare ulteriori sfide senza il sostegno promesso. Le aziende, oltre a dover fronteggiare le sfide del Green Deal, devono anche fare i conti con una crisi industriale a livello nazionale e un calo dei volumi di mercato a livello europeo.

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