Istituti tecnici, la riforma parte senza linee guida: quadri orari incerti e ricorso al Quirinale
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Redazione Interno
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L'anno scolastico 2026-27 è iniziato da pochi giorni, ma per gli Istituti Tecnici il quadro operativo resta incompleto. Le classi prime sono già investite dalle modifiche ordinamentali previste dal DM n. 29 del 19 febbraio 2026, il provvedimento che dà attuazione agli articoli 26 e 26 bis del DL n. 144/2022 e al DL 45/2025, eppure mancano ancora le Linee Guida previste dall'articolo 9 dello stesso decreto, quelle che dovrebbero disciplinare gli obiettivi di apprendimento per ciascun indirizzo e per ciascuna disciplina. Al loro posto, il Ministero ha diffuso il 3 settembre, con la nota n.
2306 a firma della Capo Dipartimento Carmela Palumbo, un documento di 27 pagine intitolato “Primi orientamenti per la progettazione curricolare finalizzata al passaggio al nuovo ordinamento”.
Un documento di orientamento che non scioglie i nodi operativi
Il testo fornisce spunti per la progettazione didattica e per l'aggiornamento dei documenti strategici delle scuole, ma non indica né le scadenze né le procedure del percorso di formazione per docenti e dirigenti che il Ministero stesso si impegna a realizzare. Le difficoltà non riguardano soltanto la didattica: la gestione degli organici è il fronte più esposto, perché i nuovi quadri orari introducono discipline e compresenze che possono generare soprannumero a livello di scuola ed esubero a livello provinciale. La circolare dipartimentale n.
1397 del 19 marzo 2026 ha fornito indicazioni operative per l'elaborazione dei curricoli, raccomandando di utilizzare la quota di autonomia del primo biennio, pari a 66 ore per ciascun anno, per il potenziamento della geografia e della seconda lingua comunitaria negli indirizzi del settore economico e delle scienze sperimentali in quelli tecnologico-ambientali.
La geografia e il paradosso del libro di testo unico
Nel settore economico e turistico, la riorganizzazione dell'insegnamento della geografia ha prodotto una situazione che le scuole stanno faticando a gestire. Le tre ore pre-riforma sono state suddivise tra geografia generale, con un'ora, e geografia economica o turistica, con un'ora in classe prima, a cui le istituzioni dovrebbero aggiungere un'ulteriore ora attinta dalle “ore a scelta”.
Il risultato pratico, all'apertura dei registri elettronici, è che diverse scuole si sono trovate di fronte alla necessità di indicare un unico libro di testo per un insegnamento che viene però affidato a docenti di classi di concorso diverse.
Il ricorso delle famiglie e la posizione della FLC CGIL
Sul piano giuridico, la riforma è finita davanti al Presidente della Repubblica. La FLC CGIL ha sostenuto, tramite il proprio Ufficio Legale nazionale, un ricorso straordinario promosso da un gruppo di genitori aderenti alla Rete Nazionale degli Istituti Tecnici per chiedere l'annullamento del DM 29/2026.
Secondo la segretaria generale Gianna Fracassi, il decreto interviene pesantemente sull'ordinamento didattico delle classi prime dopo la chiusura delle iscrizioni, quando le famiglie avevano già compiuto la scelta sulla base delle regole allora in vigore: “Siamo di fronte a una violazione evidente del legittimo affidamento delle famiglie e del principio di irretroattività dell'azione amministrativa”, ha dichiarato.
La dirigente sindacale ha anche contestato l'operazione lessicale annunciata dal Ministro Valditara, che avrebbe intenzione di trasformare formalmente tutti gli istituti tecnici in “licei”: “Non basta un'operazione lessicale per dare vera dignità agli istituti tecnici e professionali. La vera urgenza non è cambiare la targa sulla porta degli istituti, ma riportare le discipline d'insegnamento all'interno dei quadri orari, a partire dalle ore ingiustamente sottratte alla lingua e alla letteratura italiana”.
I numeri delle iscrizioni e il modello 4+2
I dati sulle iscrizioni per l'anno in corso offrono un quadro variegato. In Veneto, la filiera tecnologico-professionale 4+2 ha raccolto 302 iscritti a livello regionale, di cui 181 negli istituti tecnici e 121 nei professionali, su un totale nazionale di circa 10 mila.
Il presidente della Regione Veneto, Alberto Stefani, ha comunque espresso sostegno al modello, mentre alcuni dirigenti scolastici hanno deciso di non attuare la sperimentazione: il Collegio dei docenti dell'Itc Calvi di Padova ha votato contro a larga maggioranza, e il preside Giuseppe Turetta ha spiegato di rispettare il voto nonostante un parere personale favorevole. All'Itis Rossi di Vicenza, il dirigente Alberto Frizzo ha definito la questione “complessa da organizzare”, aggiungendo che comprimere un percorso formativo “non è facile come bere un bicchier d'acqua”.
In Lombardia, le iscrizioni alla filiera 4+2 sono invece aumentate del 41 per cento, passando da 841 a 1.407 studenti, con crescite significative a Brescia, da 58 a 164 iscritti, e a Cremona, da 38 a 119.
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