“Una scorciatoia che penalizza”. In Toscana sono 38 gli istituti tecnici e professionali che dal prossimo settembre aderiranno al 4 2, ma la Cgil parla di flop e contesta il riordino

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Sono trentotto, in Toscana, le scuole secondarie di secondo grado che dal prossimo anno scolastico — quando la sperimentazione biennale si trasformerà in ordinamento a tutti gli effetti — attiveranno i percorsi della cosiddetta filiera tecnologico-professionale, il modello 4+2 che accorcia il ciclo di studi superiori da cinque a quattro anni per convogliare gli studenti, trascorso il biennio facoltativo successivo, verso gli Its Academy. La cifra, resa nota nei giorni immediatamente precedenti la scadenza del 14 febbraio per le iscrizioni, rappresenta per il Ministero dell’Istruzione e del Merito il segnale di un radicamento ormai strutturale della riforma; per la FLC Cgil Toscana, al contrario, costituirebbe la prova di un’adesione talmente esigua da meritare la definizione, usata senza mezzi termini dal sindacato, di «flop clamoroso». Vi sarebbero province, e tra queste la stessa Firenze, in cui il numero degli istituti che hanno scelto di imboccare questa strada raggiungerebbe a malapena la consistenza di un prefisso telefonico, quasi a voler sottolineare — nelle parole dei rappresentanti sindacali Pasquale Cuomo ed Emanuele Rossi — il sostanziale disinteresse del territorio verso una proposta giudicata più come una scorciatoia che come un’evoluzione del sistema -6.

Il riordino degli istituti tecnici e le ore sottratte all’italiano e alla matematica

La contestazione, peraltro, non si limita alla sola misurazione delle adesioni, per quanto ritenute deludenti. A monte, e in un confronto che si è fatto serrato nel corso delle riunioni tecniche svoltesi al Ministero — l’ultima delle quali, in ordine di tempo, risale al 12 febbraio 2025 —, la FLC Cgil ha puntato il dito contro l’impianto stesso del decreto attuativo degli articoli 26 e 26-bis del decreto-legge n. 144 del 2022. È l’ossatura dei nuovi curricoli, in particolare per quanto riguarda gli istituti tecnici del settore economico e di quello tecnologico-ambientale, a essere finita sotto la lente del sindacato: la riduzione di novantanove ore nel primo biennio a carico dell’area di istruzione generale, risorse poi dirottate verso la cosiddetta quota di flessibilità territoriale, rappresenterebbe un’amputazione secca della formazione di base -3. Né, a giudizio della Cgil, si tratterebbe di un taglio indolore. La contrazione delle ore destinate all’italiano nel quinto anno — proprio quello in cui gli studenti affrontano la prima prova scritta dell’esame di Stato — è stata bollata come un paradosso didattico, e ancor più pesante risulterebbe la decurtazione complessiva di duecentotrentuno ore per l’ambito matematico-scientifico, nonostante il proclama ministeriale, più volte reiterato, di un presunto potenziamento delle discipline Stem -3.

La frammentazione del curricolo nazionale e il nodo delle classi di concorso

Dietro le cifre e i prospetti orari, ciò che il sindacato denuncia con maggior forza è il mutamento di paradigma: l’idea che la scuola tecnica debba piegare i propri insegnamenti alle sollecitazioni, pur legittime, del tessuto produttivo locale fino al punto di frantumare il curricolo nazionale in una miriade di curvature territoriali. Il rischio paventato è quello di una regionalizzazione di fatto dell’istruzione, dove il profilo in uscita di un perito informatico formatosi in Toscana potrebbe differire sensibilmente da quello di un collega del Veneto o della Lombardia, e tutto questo in assenza — particolare non secondario — di risorse fresche destinate alla formazione dei docenti che quei nuovi insegnamenti dovrebbero poi erogare -3. A ciò si aggiunge un’incertezza, giudicata ormai cronica, sulla corrispondenza tra le discipline previste dai nuovi quadri orari e le effettive classi di concorso: un rompicapo amministrativo che, a pochi mesi dall’avvio a regime della riforma, lascia le segreterie scolastiche nell’impossibilità di pianificare con certezza il reclutamento dei supplenti e la distribuzione degli organici -3.

Foiano e la classe aggiuntiva: il racconto di un’altra realtà

Che il quadro non sia, però, uniformemente negativo è testimoniato da alcune esperienze che gli stessi promotori della filiera 4+2 indicano come eccellenze. All’Istituto Omnicomprensivo “Guido Marcelli” di Foiano della Chiana, grazie all’intesa con il Comune e con l’Ufficio Scolastico Regionale, per l’anno in corso è stata attivata una classe in più — circa venti studenti — proprio in virtù dell’appeal esercitato dal nuovo percorso tecnologico-professionale -1-5. La dirigente Anna Bernardini ha parlato, in quella circostanza, di una sinergia virtuosa tra scuola e territorio, capace di connettere i ragazzi al mondo del lavoro attraverso gli Its Academy e le fondazioni accreditate come l’ITS PRIME, presenti all’evento di presentazione insieme ad aziende del calibro di Makor Group e SVI; una filiera che, a Foiano, ha già dimostrato di saper tradurre in iscrizioni concrete l’entusiasmo per un’offerta formativa rinnovata -1-5. Resta da chiedersi, e il sindacato questo interrogativo lo solleva apertamente, se simili virtuosismi siano riproducibili su larga scala o se invece non rappresentino, piuttosto, eccezioni destinate a restare confinate in contesti particolarmente recettivi.

Il silenzio sulle classi di concorso e la macchina che arranca

A rendere più aspra la posizione della FLC Cgil, nelle stesse ore in cui il ministro Valditara rivendicava l’interesse suscitato dalla riforma all’estero, è stata la sensazione di un provvedimento calato dall’alto senza che fossero stati sciolti i nodi più spinosi. La mancanza di un quadro chiaro sulle classi di concorso, per l’appunto, e l’assenza di qualsiasi stanziamento aggiuntivo per accompagnare la transizione, configurerebbero quella che il sindacato non esita a definire una «riforma a costo zero» -3. L’ANP, l’Associazione Nazionale Dirigenti Pubblici e Alte Professionalità della Scuola, dal canto suo ha partecipato ai tavoli tecnici segnalando la necessità di formare all’intelligenza artificiale non solo il personale amministrativo — ipotesi accarezzata dal Ministero — ma anche i docenti; una richiesta, quest’ultima, che si scontra però con i vincoli contrattuali e con l’assenza di risorse ad hoc -4. In questo clima di attesa e di fibrillazione, con il Gruppo di lavoro insediato al Ministero che procede nella definizione degli indirizzi, le trentotto scuole toscane si apprestano a diventare il laboratorio di un modello che i suoi critici giudicano già segnato da una «frantumazione del curricolo» e da un «negoziato» — giudicato inaccettabile — sulla stessa preparazione linguistica e scientifica degli studenti -3.

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