Travaglio attacca Nordio su Falcone: “La mafia scelse chi lasciare vivo”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Marco Travaglio ha ironizzato sulle parole del ministro della Giustizia Carlo Nordio durante la commemorazione della strage di Capaci, riaccendendo la polemica politica attorno al ricordo di Giovanni Falcone. Ospite della trasmissione “Accordi&Disaccordi”, condotta da Luca Sommi, il direttore de Il Fatto Quotidiano ha commentato il paragone fatto dal Guardasigilli con il magistrato ucciso dalla mafia nel 1992. “Cosa Nostra fu incerta fino all’ultimo tra Falcone e Nordio. Poi eliminò Falcone e lasciò in vita Nordio”, ha detto Travaglio con tono sarcastico, aggiungendo che oggi il ministro “sta facendo delle cose terribili contro la mafia”. Le dichiarazioni arrivano nei giorni delle commemorazioni per l’anniversario della strage di Capaci, segnate da contestazioni e tensioni politiche.

La polemica è nata dopo l’intervento di Carlo Nordio durante una commemorazione a Palazzo Jung, a Palermo, dove il ministro ha parlato del proprio ruolo di magistrato prima ancora che di esponente del governo. Travaglio ha definito quel passaggio una forma di autocelebrazione, accusando il Guardasigilli di essersi “paragonato a Falcone”. Nel suo intervento il giornalista ha utilizzato toni duri e ironici, sostenendo che Nordio “è salito sul piedistallo delle vittime”. Le parole pronunciate dal ministro hanno provocato reazioni immediate anche fuori dagli studi televisivi, in un clima già teso per le manifestazioni organizzate durante il ricordo della strage di Capaci.

Le contestazioni durante il ricordo della strage di Capaci

A Palermo, mentre si svolgevano le iniziative dedicate a Giovanni Falcone, dal corteo sono partiti fischi e cori contro il governo. Le proteste si sono alzate proprio nel momento in cui Vincenzo Di Fresco, nipote del magistrato assassinato dalla mafia, aveva presentato la figlia, piccola pronipote del giudice. Tra gli slogan più ripetuti c’era “Fuori la mafia dallo Stato”, indirizzato contro l’esecutivo e contro Chiara Colosimo, presidente della commissione Antimafia. La stessa frase, accompagnata dall’aggettivo “fascista”, è comparsa anche su uno striscione esposto davanti all’Albero Falcone, luogo simbolo delle commemorazioni palermitane.

Le contestazioni hanno accompagnato l’intera giornata dedicata al ricordo della strage del 23 maggio 1992, trasformando una parte delle celebrazioni in un terreno di scontro politico. Il riferimento costante al rapporto tra Stato, giustizia e lotta alla mafia ha alimentato ulteriormente il dibattito sulle parole del ministro Nordio e sulle critiche rivoltegli da esponenti dell’informazione e da alcuni manifestanti presenti a Palermo. In questo contesto, il nome di Falcone è tornato al centro di un confronto acceso che ha coinvolto politica, magistratura e opinione pubblica.

L’auto di Falcone e l’intervento dell’Osapp

Un’altra polemica è esplosa attorno alla decisione di trasferire a Palermo l’auto di Giovanni Falcone. L’annuncio era stato dato dallo stesso Carlo Nordio durante la commemorazione a Palazzo Jung, spiegando che la vettura sarebbe stata collocata nel museo dedicato alla memoria di Falcone e Borsellino. Dopo quelle dichiarazioni è arrivata la presa di posizione dell’Osapp, il sindacato autonomo della polizia penitenziaria, che ha criticato duramente la scelta del ministero.

L’Osapp ha definito il trasferimento dell’auto una “scelta superficiale”, aggiungendo così un nuovo elemento di tensione in una giornata già segnata dalle contestazioni. La decisione sul mezzo utilizzato dal magistrato assassinato nella strage di Capaci ha assunto rapidamente un valore simbolico all’interno del confronto politico e istituzionale sviluppatosi durante le commemorazioni. Le critiche rivolte al ministro della Giustizia si sono quindi sommate alle polemiche nate dalle sue dichiarazioni pubbliche e alle accuse lanciate da Marco Travaglio nel corso della trasmissione televisiva.

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