Verona, una diocesi in cammino: la pace come vocazione concreta oltre le parole

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Redazione Interno Redazione Interno   -   In un momento storico che il vescovo di Verona, Domenico Pompili, non esita a definire "segnato dalla guerra ibrida", composta tanto di sangue quanto di un linguaggio violento, la solennità della Madre di Dio ha offerto l'occasione per riaffermare, dal presbiterio della cattedrale, un impegno tangibile. La benedizione antica del libro dei Numeri, con il suo augurio di pace, ha risuonato ieri sera come un programma per l'anno appena iniziato, il 2026, durante il quale la diocesi scaligera intende tradurre in azioni specifiche quell'ideale spesso declamato. Una scelta che si inserisce nel solco della Giornata mondiale della pace, istituita da Paolo VI nel 1968 e giunta ormai alla sua cinquantanovesima edizione, ma che cerca di andare oltre la pura commemorazione, misurandosi con la complessità di un presente dove i conflitti, purtroppo, non conoscono tregua.

Il testimone dell'Arena passa alla torcia olimpica

La concretezza di cui parla Pompili, del resto, ha già avuto una sua manifestazione pubblica e potente, che ora si prepara a varcare i confini della città. Aziz Abu Sarah e Maoz Inon, il palestinese e l'israeliano che nel 2024 si abbracciarono sul palco di Arena di Pace davanti a una folla silenziosa e commossa, torneranno infatti a Verona il 17 e 18 gennaio. Il loro compito, questa volta, sarà duplice: raccontare nuovamente la personale esperienza di dialogo e pacificazione, nata come risposta diretta al dolore della violenza, e ricevere un incarico simbolico di portata internazionale. I due uomini, infatti, saranno tedofori per la Torcia olimpica dei Giochi invernali di Milano-Cortina 2026, un passaggio di testimone annunciato dallo stesso vescovo nella conferenza stampa di fine anno dedicata al consuntivo del Giubileo diocesano. Quell'abbraccio, dunque, non si è spento nell'eco dell'Arena, ma continua a camminare, pronto a illuminare un pezzo di strada mondiale.

La pace come grammatica quotidiana

Se gli eventi di ampio respiro servono a indicare una direzione, è però nel tessuto ordinario delle comunità che l'idea di pace deve trovare la sua grammatica quotidiana, fatta di scelte piccole e costanti. Lo sanno bene a Castelleone, dove per tutto il mese di gennaio sono previste numerose iniziative promosse in collaborazione con l'Azione Cattolica, tutte incentrate sul tema della scelta attiva della pace. Un percorso che invita a riflettere sul rischio, sempre più attuale, di un assuefazione alla conflittualità, vista ormai come una compagna inevitabile della storia. In questa prospettiva, l'alfabeto della pace – come qualcuno ha osservato – non è affatto perduto, e i cattolici, con la loro dottrina sociale, ritengono di avere molto da dire e, soprattutto, da praticare, per opporsi alla "prepotenza della forza" denunciata con forza anche da Papa Leone XIV.

Uno scenario internazionale preoccupante

Il cammino, però, si annuncia arduo, perché il contesto globale nel quale queste iniziative si collocano appare sempre più fosco. All'orizzonte internazionale, come sottolineano analisti e osservatori, non si scorgono segnali di distensione, ma solo il profilo minaccioso di nuovi armamenti e il riaccendersi di pericolosi focolai di crisi, mentre l'amministrazione del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, affronta le sue complesse sfide di politica estera. Le distanze tra gli Stati sembrano destinate a dilatarsi, e con esse, in una proporzione drammatica, si allargano le disparità tra chi detiene il potere di decidere le sorti dei conflitti e chi, invece, ne subisce sulla propria pelle le conseguenze più devastanti. In questo scenario, la pace autentica, quella che nasce dall'ascolto reale delle popolazioni e non dal calcolo diplomatico dei potenti, assomiglia sempre più a una lunga e faticosa traversata nel deserto, dove ogni pozzo d'acqua, ogni gesto di condivisione, diventa un atto di resistenza fondamentale.

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