L'impresa di Andy Diaz: l'oro europeo e la caccia al record del mondo del triplo

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Andy Diaz, il cubano di Roma che gestisce una pescheria e che ha stupito il mondo dell'atletica, è il ritratto della serenità il giorno dopo la sua grande impresa. Le unghie delle mani sono ancora smaltate di tricolore, come nella notte magica di Ferragosto a Birmingham, e il sorriso è largo quando racconta la sua giornata tipo: un pranzo a Casa Atletica Italiana, la risposta ai tanti messaggi di complimenti tra cui spicca una telefonata del presidente del Coni Giovanni Malagò, con il quale condivide le origini cubane, e una leggera seduta di pesi in palestra per non perdere il vizio.

È il giorno dopo la conquista della medaglia d'oro agli Europei, e il suo pensiero corre già oltre, verso un obiettivo che sembrava irraggiungibile: il record del mondo.

La marcia su Edwards

Dal 1995, il record del mondo del triplo salto appartiene a Jonathan Edwards, quel fenomeno di cinetica che con 18,29 metri ha fissato un limite che per decenni è parso invalicabile. Lo stesso Edwards, che ha compiuto 60 anni a maggio, è stato un atleta particolare, noto per essersi rifiutato di saltare di domenica per motivi religiosi, salvo poi ricredersi nel corso della sua carriera.

Ora, Andy Diaz lo ha nel mirino e lo ha dichiarato senza mezzi termini: «Dedicato a chi non pensava che potessi saltare più di 18 metri, adesso comincia un’altra storia: Jonathan Edwards, sto arrivando!» Con il suo salto da 18,14 metri, il cubano non solo ha polverizzato il muro dei 18 metri, un limite che è molto più di un semplice traguardo simbolico, ma si è issato al quarto posto nella lista delle migliori prestazioni all-time, piazzandosi a soli 15 centimetri dalla leggenda britannica. Un margine che, per un atleta del suo calibro, rappresenta un obiettivo concreto, quasi una formalità.

Da una panchina all'oro europeo

La storia di Andy Diaz è un romanzo di riscatto e determinazione. Nato a Cuba, è stato accolto in Italia dal coach Fabrizio Donato, che lo ha letteralmente raccolto da una panchina, dove dormiva per non farsi scavalcare in coda davanti all’ufficio immigrazione. Da quelle notti difficili al tetto d'Europa, il salto è stato immenso, non solo in termini di centimetri. La medaglia d'oro di Birmingham è il suo primo titolo all'aperto di una carriera che vanta già due titoli iridati e uno continentale indoor.

La serata di Ferragosto è stata un tripudio di energia e talento, con un pubblico che ha potuto assistere a un'impresa che resterà nella storia. Eppure, per lui, non c'è tempo per fermarsi. La risposta a tutti coloro che dubitavano della sua capacità di superare i 18 metri è stata secca e definitiva: «Adesso comincia un’altra storia».

La minaccia del "finto duro"

Con il suo look inconfondibile, fatto di treccine rasta che gli conferiscono l'aria di un "finto duro", e le unghie tricolori che sventolano come una bandiera, Andy Diaz è una delle stelle di caratura mondiale della Nazionale italiana di atletica. La sua sicurezza è disarmante: «Prima non mi prendevano sul serio, ora mi temono» ha dichiarato l'inviata a Birmingham, parole che suonano come un avvertimento per i suoi rivali. Il record del mondo è lì, a portata di salto, e il suo obiettivo è chiaro.

I 14 centimetri che lo separano da Edwards, un tempo considerati un abisso, oggi appaiono come un dettaglio, un ultimo ostacolo da superare per entrare definitivamente nella leggenda. La sua ascesa è stata rapida e inarrestabile, e ora che ha dimostrato di poter volare oltre i 18 metri, l'unico limite che riconosce è quello che lui stesso si impone.

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