Tesla, il troppo pessimismo lascia spazio a una sostanziale tenuta del mercato
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Redazione Economia
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L’atteggiamento di sufficienza che alcuni lettori ci hanno recentemente rimproverato nei confronti di Tesla – forse complice la giovane età del marchio rispetto ai giganti di Detroit, o forse la personalità divisiva del suo amministratore delegato – sembra aver incontrato un correttivo nei numeri. Chi ci accusava di aver enfatizzato eccessivamente i cali del passato, descrivendo l’azienda come agonizzante, ha trovato conferma nei dati relativi al primo trimestre del 2026: un trimestre che, sebbene non privo di ombre, restituisce l’immagine di una macchina da guerra capace di generare utili oltre le attese, nonostante un contesto macroeconomico ancora appesantito dalle tensioni geopolitiche.
Conti in chiaroscuro e la fiducia dei consumatori
Entrando nel vivo della dichiarazione finanziaria, Tesla ha chiuso i primi tre mesi dell’anno con ricavi pari a 22,39 miliardi di dollari. Una cifra, questa, leggermente al di sotto delle proiezioni più rosee degli analisti (che indicavano 22,6 miliardi), ma che ha comunque battuto le stime sulla redditività e, aspetto cruciale, sulla generazione di cassa. Il free cash flow positivo per 1,44 miliardi ha rappresentato una sorpresa, in netto contrasto con le previsioni che parlavano di un assorbimento di liquidità. Sul fronte operativo, le consegne hanno toccato quota 358.023 veicoli, un incremento del 6% rispetto all’anno precedente; un segnale importante se si considera che il 2025 si era chiuso con il primo calo annuale di vendite nella storia del gruppo, complice anche l’usura della gamma Model 3 e Model Y. E a sostegno di questo rimbalzo, arriva il dato europeo: a marzo le immatricolazioni sono schizzate dell’84,3%, un balzo che ha spazzato via i timori di un boicottaggio duraturo legato alle posizioni politiche del patron.
Il dilemma degli investimenti e la reazione dei mercati
Ma se il “” dell’azienda sembra tornare in salute, è il “cervello” (e la sua voracità finanziaria) a preoccupare gli investitori. Durante la presentazione dei risultati, Elon Musk ha infatti rivisto al rialzo il piano di capitali destinati all’anno in corso, portandolo a oltre 25 miliardi di dollari. Una cifra in forte aumento rispetto ai 20 miliardi previsti a gennaio e ai soli 9 miliardi spesi nel 2025. Questa scalata nella spesa, giustificata dal CEO come necessaria per posizionarsi nell’era dell’intelligenza artificiale e della robotica, è stata però accolta con freddezza da Wall Street: il titolo ha corretto del 2%, vanificando i guadagni iniziali registrati dopo la pubblicazione dei conti.
Verso una nuova identità tra automotive e alta tecnologia
L’azionariato sembra aver capito che il futuro dell’ex start-up non si giocherà solo sui volumi venduti, ma sulla capacità di Musk di trasformare i cantieri in profitti. Oltre alla produzione del robottino umanoide Optimus – definito dallo stesso Musk come “il prodotto più grande di ogni tempo” – e all’accelerazione sul servizio Robotaxi già avviato in Texas, la società sta di fatto sottraendo risorse al core business automobilistico per finanziare un’identità tecnologica che ricordi più Nvidia che una tradizionale factory. I timori degli analisti, infatti, non derivano tanto dalla salute del bilancio attuale, quanto dall’entità di questi investimenti massicci in intelligenza artificiale, i quali, secondo il management, continueranno a pesare sul flusso di cassa anche per il resto dell’esercizio.




