Meningite, dopo i casi nel Regno Unito gli esperti chiedono una strategia nazionale per la vaccinazione degli adolescenti
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Redazione Salute
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Il focolaio di meningite da meningococco B esploso nelle ultime settimane nel sud dell’Inghilterra, un’area che gravita attorno alla contea del Kent e che ha visto il numero di infezioni salire da quindici a ventisette casi in poche settimane, ha acceso un faro sulla situazione italiana. Lì, tra i giovani adulti e gli studenti del campus universitario, si sono verificati due decessi, di ragazzi di diciotto e ventuno anni, mentre numerosi altri hanno riportato conseguenze gravi, come testimoniano gli esperti del Board del Calendario Vaccinale per la Vita, che parlano di esiti significativi quali la perdita temporanea della vista e deficit motori importanti.
Un aumento dei casi nel Kent che spinge a rivedere le strategie
L’Agenzia del Regno Unito per la Sicurezza della Salute (UKHSA) ha confermato la progressione del contagio, portando le autorità britanniche a intervenire con una campagna di contenimento articolata su due fronti: la somministrazione precauzionale di antibiotici per tutti i contatti stretti dei casi accertati e una campagna vaccinale mirata, riservata agli studenti della zona colpita. È questo scenario, caratterizzato da una virulenza che ha colpito duramente una fascia di popolazione solitamente meno esposta a forme gravi, a indurre il Board italiano a lanciare un allarme preciso. La preoccupazione, espressa in queste ore, verte sulla necessità di rivedere la strategia nazionale di prevenzione, in particolare per quella fascia d’età, quella degli adolescenti, che nel nostro paese rimane ancora in larga parte scoperta.
In Italia la copertura vaccinale contro il MenB è ancora troppo bassa
Nel nostro paese si registrano mediamente circa centocinquanta casi l’anno di meningite meningococcica, un numero che, seppur lontano dalle dimensioni del focolaio britannico, impone una riflessione sulla capacità di tenuta del sistema preventivo. La priorità indicata dagli esperti, in questo frangente, è quella di proteggere i bambini e, in particolare, gli adolescenti, offrendo loro la possibilità di vaccinarsi gratuitamente contro il sierotipo B. Attualmente, però, questa opportunità è garantita solo in quattordici Regioni, e laddove è prevista la gratuità, le coperture vaccinali raggiunte risultano essere molto basse, creando una disparità territoriale che di fatto lascia scoperta una larga fetta della popolazione giovane, quella stessa fascia che in Inghilterra si è rivelata la più vulnerabile.
Il richiamo degli esperti: prevenire senza abbassare la guardia
Gli specialisti, che seguono con attenzione l’evolversi della situazione oltremanica, sottolineano come l’esperienza britannica rappresenti un monito concreto. Le misure adottate nel Kent – dalla profilassi antibiotica per i contatti stretti alla vaccinazione mirata – dimostrano la rapidità con cui si è costretti a intervenire quando il batterio circola in un contesto aggregato come quello universitario. E se nel Regno Unito la risposta è stata d’urgenza, il Board del Calendario Vaccinale per la Vita chiede per l’Italia un cambio di passo strutturale: superare l’attuale frammentazione regionale per costruire una strategia nazionale omogenea, che renda la vaccinazione contro il meningococco B un’offerta sistematica e gratuita per tutti gli adolescenti, così come già avviene per altre vaccinazioni dell’età evolutiva.




