L’allarme meningite nel Regno Unito e quell’epidemia senza precedenti tra gli studenti del Kent
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Redazione Salute
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La contea del Kent, e più precisamente l’area di Canterbury, è da giorni al centro di un’emergenza sanitaria che ha acceso i riflettori delle autorità britanniche: un focolaio di meningite meningococcica, con un ceppo particolarmente aggressivo, il MenB, sta mettendo in ginocchio la popolazione studentesca, con un bilancio che parla di venti casi accertati o sospetti e due giovani vite spezzate. L’Agenzia per la sicurezza sanitaria del Regno Unito (UKHSA) sta coordinando una risposta senza precedenti, cercando di arginare la diffusione di un batterio che, approfittando della prossimità tipica della vita universitaria e scolastica, ha colpito duramente, portando alla morte uno studente della University of Kent e una studentessa diciassettenne della Queen Elizabeth‘s Grammar School di Faversham.
La rapida evoluzione del contagio e la risposta delle autorità
L’origine del focolaio, stando alle ricostruzioni degli epidemiologi, sembrerebbe riconducibile ad eventi sociali e, in particolare, a serate in un locale notturno di Canterbury, frequentato da centinaia di giovani nei primi giorni di marzo; da lì, l’infezione si sarebbe propagata con una velocità sorprendente nei campus universitari e in almeno tre istituti scolastici della zona. Di fronte a questa escalation, l’UKHSA ha immediatamente attivato procedure straordinarie: più di trentamila persone, tra studenti e personale scolastico, sono state contattate per una sorveglianza attiva, e duemilacinquecento dosi di antibiotici sono state distribuite come misura profilattica per cercare di bloccare sul nascere ulteriori contagi. La macchina dei soccorsi si è messa in moto anche sul fronte vaccinale, con l’avvio di una campagna mirata che coinvolgerà circa cinquemila ragazzi residenti nei college, ai quali viene offerto il siero contro il ceppo B, non incluso nella vaccinazione di routine per chi è nato prima del 2015.
Le caratteristiche di un nemico invisibile e fulmineo
La meningite di tipo B, responsabile di questa fiammata infettiva, rappresenta una delle forme più temibili della malattia, potendo uccidere in poche ore se non diagnosticata e curata tempestivamente; i sintomi iniziali, d’altronde, sono facilmente confondibili con quelli di una banale influenza o di un forte raffreddore, con febbre alta, mal di testa e rigidità nucale che vengono spesso sottovalutati dai ragazzi. Un ritardo nella diagnosi che può rivelarsi fatale, come dimostrano i due decessi avvenuti nel giro di pochi giorni, e che ha spinto i funzionari della sanità pubblica a lanciare appelli continui alla vigilanza, invitando gli studenti a non ignorare segnali come la comparsa di una eruzione cutanea che non scompare sotto la pressione di un bicchiere. La trasmissione del batterio, che vive nel naso e nella gola di molti portatori sani senza causare loro alcun disturbo, avviene attraverso il contatto stretto e prolungato, magari condividendo bottiglie o semplicemente baciandosi, dinamiche queste che in una comunità giovanile sono all’ordine del giorno.
La sfida della copertura vaccinale e l’impatto sulla popolazione
Il nodo cruciale dell’epidemia, e ciò che ne spiega la portata “senza precedenti” – come l’ha definita il ministro della Salute Wes Streeting – risiede nella finestra di vulnerabilità immunitaria di una intera generazione. Il vaccino contro il MenB, infatti, è stato introdotto nel calendario vaccinale infantile del Servizio Sanitario Nazionale solo nel 2015, il che significa che tutti i giovani adulti oggi frequentanti le scuole superiori e l’università non hanno ricevuto quella protezione, a meno che non l’abbiano acquistata privatamente. Questo ha creato un vuoto di copertura che il batterio ha prontamente sfruttato, costringendo ora le autorità a rincorrere il contagio con interventi mirati, mentre le farmacie del Kent vengono prese d’assalto da famiglie in preda al panico che cercano di procurarsi il vaccino. Undici dei ragazzi colpiti, al momento, sono ricoverati in ospedale in condizioni serie, un dato che tiene alta la tensione e che potrebbe peggiorare nelle prossime settimane, man mano che le indagini epidemiologiche completeranno il quadro di tutti i contatti a rischio.




