Conti deposito, rendimenti fino al 3,90%: perché in Italia tornano convenienti
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Redazione Economia
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I conti deposito tornano al centro delle scelte di risparmio degli italiani. La stretta monetaria decisa dalla Banca Centrale Europea ha spinto diversi istituti a rivedere al rialzo le condizioni offerte a chi lascia somme vincolate o depositate, con un effetto particolare sui prodotti online e sui vincoli di durata medio-lunga. Il risultato è un mercato più favorevole per chi cerca uno strumento semplice per far rendere la liquidità senza esporsi ai rischi tipici di altri investimenti finanziari.
Quanto rendono oggi i conti deposito
Le offerte più alte riguardano i conti deposito vincolati. Chi accetta di bloccare il capitale per un periodo più lungo può ottenere rendimenti maggiori: per i vincoli a cinque anni il tasso lordo massimo arriva fino al 3,90%, mentre sulle scadenze a dodici mesi le migliori proposte toccano il 3,50% lordo. Esistono anche soluzioni svincolate, che mantengono una maggiore libertà nell’uso del denaro: in questo caso il rendimento può arrivare fino al 3% lordo, ma le condizioni variano in base alla banca e al prodotto scelto. Secondo l’analisi realizzata da Facile.
It, dopo l’incremento dei tassi di giugno il rendimento medio per i conti vincolati a dodici mesi è salito di circa 30 punti base, mentre per quelli con vincolo a cinque anni l’aumento ha superato i 50 punti base. Anche i conti non vincolati hanno beneficiato della nuova dinamica, con un incremento dei tassi medi vicino ai 50 punti base.
La mossa della Bce e l’effetto sui rendimenti
Il quadro trova origine nelle decisioni di politica monetaria dell’Eurotower. Il 10 settembre il Consiglio direttivo ha innalzato di 25 punti base i tre tassi di riferimento: il tasso sui depositi presso la banca centrale è salito al 2,50%, quello sulle operazioni di rifinanziamento principali al 2,65% e quello sulle operazioni di rifinanziamento marginale al 2,90%, con effetto dal 16 settembre. La decisione è arrivata dopo che l’inflazione italiana ad agosto è balzata al 3,3% su base annua, dal 2,9% di luglio, raggiungendo i massimi da quasi tre anni.
A trainare il rialzo sono stati soprattutto i prezzi dei beni energetici, con i regolamentati passati da un aumento del 14,8% a uno del 18,6% e i non regolamentati dall’11,4% al 17,0%, mentre l’inflazione di fondo, al netto degli energetici e degli alimentari freschi, si è ridotta dall’1,6% all’1,5%. La nuova stretta è arrivata dopo quella di giugno e dopo la pausa di luglio.
Il confronto con l’Europa
Nel confronto continentale l’Italia si colloca in una posizione favorevole. Le rilevazioni Eurostat aggiornate a luglio 2026 indicano per i depositi italiani con vincolo superiore a due anni un tasso annuo lordo medio del 2,84%, superiore alla media dell’Unione europea, ferma al 2,57%. Il nostro Paese si posiziona al quarto posto, preceduto solo dai Baltici: la Lituania guida la classifica con un rendimento medio del 3,34%, seguita dall’Estonia al 3,08% e dalla Lettonia al 2,99%. Subito dopo l’Italia si trovano Paesi Bassi e Slovacchia, entrambi al 2,75%.
Il divario con le principali economie europee è netto: in Francia il rendimento medio lordo si è attestato al 2,73%, in Germania al 2,70%, mentre in Irlanda è sceso al 2,05%. Più distanti la Spagna, all’1,62%, e la Croazia, allo 0,96%. Il dato italiano risulta quindi superiore a quello registrato nelle altre grandi economie del Vecchio Continente.
Cosa considerare prima di sottoscrivere
Il tasso pubblicizzato è quasi sempre lordo, calcolato senza considerare le imposte. Sugli interessi dei conti deposito si applica una ritenuta del 26%, nettamente superiore al 12,5% previsto per i titoli di Stato italiani, a cui si aggiunge l’imposta di bollo dello 0,20% annuo sul saldo, dovuta a prescindere dalla giacenza salvo che la banca decida di coprirla come forma promozionale. Un tasso del 4% lordo annuo diventa così il 2,96% dopo la sola tassazione sugli interessi; considerando anche il bollo interamente a carico del cliente per dodici mesi, il rendimento effettivo scende al 2,76%.
Su 50.000 euro mantenuti per un anno al 4%, gli interessi lordi sarebbero 2.000 euro: la ritenuta del 26% ne assorbirebbe 520, lasciandone 1.480, e togliendo anche 100 euro di bollo il risultato netto scenderebbe a 1.380 euro. La durata del vincolo conta quanto il tasso nominale, perché una promozione breve produce un interesse complessivamente minore: un 4% annuo lordo per sei mesi genera circa 1.000 euro lordi sugli stessi 50.000 euro, e poco meno di 500 euro dopo la tassazione nel caso di un’offerta di quattro mesi.
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