Mestre, chiusa l'inchiesta sulla strage del bus: sette indagati per omicidio colposo

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La procura di Venezia ha formalmente archiviato, dopo due anni di lavoro e altrettante proroghe, le indagini sulla sciagura che, nell'ottobre del 2023, strappò la vita a ventidue persone e ne ferì quattordici, quando un autobus turistico sfondò il guardrail e precipitò dal cavalcavia superiore di Marghera. A firmare gli atti di chiusura, che circoscrivono il campo alle responsabilità colpose legate alla mancata messa in sicurezza dell'infrastruttura, sono stati i pm Laura Cameli e Giorgio Gava, i quali hanno delimitato il perimetro giudiziario alla cosiddetta rampa Rizzardi, escludendo altre piste investigative. Un evento, quello della tragedia, che secondo gli inquirenti si sarebbe potuto evitare se fossero state adottate le necessarie cautele nella manutenzione e nel controllo della struttura, lasciata invece in uno stato di degrado che ne avrebbe minato la stabilità e la resistenza, fattori determinanti nel cedere sotto la spinta del mezzo.

Le accuse per i dirigenti comunali

L’avviso di conclusione delle indagini è stato notificato a sette persone, tutte dirigenti del Comune di Venezia con responsabilità, a vario Titolo, nei settori della manutenzione e della viabilità. A loro, come riportano gli atti, vengono contestate, in misura differenziata a seconda delle posizioni individuali, ipotesi di reato che vanno dall’omicidio colposo alle lesioni colpose e stradali, fino al crollo colposo. Si tratta di capi d’imputazione gravosi, che fotografano il presunto nesso di causalità tra le omissioni nella sorveglianza della rampa e l’esito catastrofico dell’incidente. La scelta dei pubblici ministeri di concentrarsi esclusivamente sui funzionari pubblici, delimitando il campo alle carenze nell’esercizio delle funzioni amministrative, segna una linea precisa nell’interpretazione delle dinamiche che portarono al crollo.

La posizione separata dell’ad della società di trasporti

Non risulta invece iscritto nel registro degli indagati l’amministratore delegato della società La Linea, Massimo Fiorese, il cui nome era stato fatto nelle prime fasi delle indagini. Per lui, stando a quanto si apprende dagli atti, i pm potrebbero avanzare richiesta di archiviazione, separando così le eventuali responsabilità gestionali del vettore privato da quelle, ritenute preminenti, in capo all’ente pubblico nella custodia e nella manutenzione della sede stradale. Una distinzione che evidenzia come il filone principale dell’inchiesta abbia individuato l’origine della sciagura non nella condotta del veicolo, ma nelle criticità strutturali della carreggiata, la cui sicurezza ricadeva sotto la competenza dell’amministrazione comunale.

Il percorso giudiziario che attende gli indagati

Con la chiusura delle indagini, il procedimento entra ora in una fase decisiva, in cui le difese degli indagati potranno presentare le loro memorie prima della possibile richiesta di rinvio a giudizio da parte della procura. Il fatto che le accuse siano di natura colposa, legate cioè a negligenza, imprudenza o imperizia, piuttosto che a un dolo, non ne sminuisce la gravità, considerando il numero elevatissimo di vittime e il carattere, secondo l’accusa, prevedibile dell’evento. La tragedia di Mestre, per come è stata ricostruita, si staglia come un caso emblematico di come la mancata osservanza dei doveri di vigilanza su opere pubbliche possa condurre a conseguenze di inaudita drammaticità, ponendo questioni cruciali sulla responsabilità di chi è chiamato a garantire la sicurezza delle infrastrutture.

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