Il cardinale Krajewski lascia la Curia, Leone XIV lo nomina arcivescovo di Lodz: al suo posto un agostiniano spagnolo

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La prima, significativa discontinuità rispetto al precedente pontificato porta la firma di Robert Francis Prevost, ovvero di Papa Leone XIV, e riguarda uno dei volti più iconici – e per certi versi discusso – della Chiesa di Francesco. Il cardinale Konrad Krajewski, il polacco che per anni ha interpretato il ruolo di elemosiniere apostolico come una sorta di parroco notturno delle periferie romane, non è più il prefetto del Dicastero per il Servizio della Carità. Il Papa statunitense lo ha infatti rinviato in patria, affidandogli la guida dell’arcidiocesi di Łódź, la sua città natale, un incarico pastorale tradizionale che, di fatto, lo allontana dai palazzi vaticani e da quella Curia che Krajewski ha spesso frequentato più con il furgone dei soccorsi che con la divisa di gala.

Al posto del cardinale soprannominato “l’elettricista” per il celebre blitz del 2019 – quando si calò in un tombino per riallacciare la corrente allo stabile occupato di Spin Time, a Roma, scatenando polemiche politiche e un’inchiesta della Procura – Leone XIV ha scelto un profilo marcatamente diverso. Si tratta dello spagnolo Luis Marín de San Martín, religioso agostiniano come il Pontefice, che finora ricopriva il ruolo di sottosegretario della Segreteria Generale del Sinodo; un incarico che lo rendeva, agli occhi degli osservatori, un uomo profondamente inserito nelle dinamiche curiali e nei meccanismi della macchina ecclesiastica, piuttosto che un missionario della carità da strada. La nomina di Marín de San Martín, contestualmente elevato ad arcivescovo, segna quindi un passaggio netto da un’azione caritativa spericolata e diretta a una gestione più amministrativa e, verosimilmente, regolamentata del dicastero che si occupa dei poveri.

La rimozione di Krajewski, d’altronde, non è passata inosservata proprio per ciò che rappresenta: l’allontanamento di chi aveva incarnato, fin quasi all’estremizzazione gestuale, lo spirito di Francesco. Se Jorge Mario Bergoglio gli aveva chiesto di vendere la scrivania e uscire a cercare la sofferenza per le strade, Leone XIV sembra voler riportare l’istituzione entro binari più ordinari e prevedibili. Lo stesso Krajewski, del resto, si era fatto notare negli anni non solo per i gesti eclatanti come la sfida con gli elefanti per far divertire i bambini o le missioni in zone di guerra alla guida di ambulanze, ma anche per una certa autonomia operativa che gli aveva garantito una gestione finanziaria del dicastero piuttosto sganciata dai controlli incrociati della Segreteria per l’Economia, come sottolineato da alcune cronache vaticane. Una libertà che difficilmente avrebbe potuto sopravvivere intatta al cambio di vertice.

L’ingresso di Marín de San Martín, che arriva da un percorso teologico e accademico di rilievo – con studi in teologia spirituale e dogmatica e un dottorato su Giovanni XXIII – suggerisce una volontà precisa di normalizzare i rapporti tra il dicastero della carità e il resto della Curia. Il nuovo prefetto, che ha ringraziato pubblicamente il suo predecessore per il lavoro svolto, si troverà ora a gestire un’eredità complessa, fatta di consuetudini consolidate e di un contatto diretto con la povertà che a Roma ha visto Krajewski protagonista assoluto, tra lavanderia per i senza fissa dimora, ambulatori e distribuzioni notturne di coperte. Una presenza familiare, quella del cardinale polacco, che per anni è stata il volto più popolare della misericordia papale nella capitale, e che ora lascia un vuoto non solo istituzionale ma anche simbolico.

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