Leone XIV riorganizza la curia: Krajewski arcivescovo di Lodz, alla carità un agostiniano di fiducia
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Redazione Interno
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Il primo atto di rilievo che incide sugli equilibri e sulla struttura operativa della Curia Romana porta la firma di Papa Leone XIV e riguarda il dicastero forse più concreto, quello della carità. Il cardinale Konrad Krajewski, per dodici anni il braccio operativo di Francesco tra i poveri e i senzatetto, lascia l’incarico di prefetto del Dicastero per il Servizio della Carità, comunemente noto come Elemosineria Apostolica, per fare ritorno nella sua terra d’origine. Il Pontefice, infatti, lo ha nominato nuovo arcivescovo metropolita di Łódź, la città polacca dove Krajewski nacque nel 1963 e dalla quale partì giovane sacerdote per formarsi a Roma, prima al Pontificio Istituto Liturgico Sant’Anselmo e poi all’Angelicum, dove conseguì il dottorato in teologia con una specializzazione in liturgia. Al suo posto, a guidare l’ufficio che si occupa di tradurre in gesti concreti la vicinanza del Papa agli ultimi, è stato chiamato un confratello dello stesso ordine religioso del Papa, l’agostiniano Luis Marín de San Martín, finora sottosegretario della Segreteria Generale del Sinodo, al quale è stata contestualmente conferita la dignità arcivescovile.
Un ritorno in patria per l’uomo delle missioni impossibili
Con questa decisione, Leone XIV riscrive una pagina importante del pontificato precedente, spostando una delle figure più carismatiche e mediatiche della curia francescana dal centro della Chiesa universale a una porzione locale di essa. Krajewski, che Francesco amava definire il suo “angelo custode” e che aveva voluto cardinale nel 2018, lascia Roma dopo ventotto anni di servizio in Vaticano, di cui gli ultimi dodici trascorsi non dietro una scrivania ma nelle strade, nei palazzi occupati, al fronte per portare aiuti in Ucraina. Il suo stile inconfondibile, fatto di blitz notturni per riallacciare la corrente elettrica a famiglie sfrattate o di viaggi sotto le bombe a bordo di ambulanze donate dal Papa, aveva trasformato l’Elemosineria in una sorta di protezione civile vaticana, svincolata dalle rigide procedure burocratiche e finanziarie volute dalla riforma della Segreteria per l’Economia. Il cardinale, intervistato dai media vaticani, ha accolto il nuovo incarico con lo spirito di chi considera il ritorno a Łódź, una diocesi che conta oltre un milione e mezzo di fedeli, non come un esilio, ma come il naturale compimento di un percorso: portare l’esperienza maturata a contatto con la sofferenza del mondo in una chiesa locale che attende ora la sua guida.
Dalla sinodalità alla carità: il profilo del nuovo elemosiniere
La scelta di Marín de San Martín, al contrario, racconta molto dell’idea di governo che il Papa agostiniano intende imprimere al suo pontificato. Classe 1961, madrileno, il nuovo prefetto del Dicastero della Carità non è un volto nuovo per chi ha frequentato i lavori sinodali degli ultimi anni, ma il suo profilo è quello di un uomo di curia, un teologo e uno studioso più che un attivista. Formatosi nell’Ordine di Sant’Agostino, di cui è stato archivista generale proprio quando Prevost ne era priore generale, Marín de San Martín conosce il Pontefice da decenni: una confidenza e una sintonia che Leone XIV ha voluto premiare affidandogli un dicastero che intende mantenere centrale, ma forse riportare a un modello operativo più istituzionale. D’altronde, nella sua prima esortazione apostolica Dilexi te, pubblicata lo scorso ottobre, il Papa aveva già delineato una visione della carità che non si limita al gesto materiale, ma si radica nella giustizia sociale e nella promozione umana, temi che il nuovo arcivescovo, profondo conoscitore della spiritualità agostiniana, è chiamato ora a declinare nella quotidianità dell’ufficio.
Lo spoil system e il futuro di un dicastero potenziato
Questo avvicendamento, per molti versi atteso, rappresenta la prima applicazione concreta di quel principio di rotazione e rinnovamento degli incarichi che spesso viene invocato ma raramente applicato con tale nettezza. Il cardinale Krajewski, che pure aveva trasformato l’Elemosineria in un organismo potente e autonomo, esentato da molti dei controlli incrociati voluti in passato per garantire maggiore trasparenza, cede il passo a un uomo che, pur nella diversità del suo approccio, incarna la continuità dottrinale sul tema dei poveri, vero e proprio filo rosso che lega Francesco a Leone XIV. Resta da vedere come cambierà, nei prossimi mesi, lo stile del dicastero: se rimarrà quella longa manus pronta a intervenire in qualsiasi emergenza o se verrà riconfigurato in chiave più programmatica e meno estemporanea. Ciò che è certo, come confermato dalla Sala Stampa della Santa Sede, è che l’ingresso del nuovo arcivescovo di Łódź nella sua cattedrale è previsto per il 28 marzo, data che sancisce simbolicamente la chiusura di un’era e l’inizio di una nuova fase per la Chiesa che guarda ai poveri non solo come destinatari, ma come interlocutori privilegiati del suo cammino.




