La portaerei Usa Abraham Lincoln attracca in Thailandia dopo 286 giorni in mare: ruggine e record
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Redazione Esteri
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L’arrivo della USS Abraham Lincoln nelle acque della Thailandia, mercoledì scorso, non è passato inosservato. L’imponente scafo da 335 metri, un gigante d’acciaio della classe Nimitz, si è presentato ai curiosi e ai residenti del porto di Laem Chabang – il terminale thailandese sul Pacifico, a nord delle coste cambogiane e vietnamite – con un aspetto che è subito balzato agli onori della cronaca internazionale. La fiancata, segnata da chiazze di ruggine e dalla vernice deteriorata, offriva il quadro di una nave che ha affrontato un logorio ben più che simbolico.
Il record di permanenza in mare e le condizioni della nave
La condizione estetica della portaerei, che ha sorpreso e in alcuni casi allarmato gli osservatori meno esperti, trova in realtà una spiegazione tecnica e operativa piuttosto chiara. La Lincoln, salpata da San Diego il 21 novembre 2025, ha accumulato ben 286 giorni consecutivi di navigazione ininterrotta, un primato per una nave da guerra statunitense in epoca moderna.
Il dispiegamento, inizialmente previsto per una durata di circa sette mesi nel Mar Cinese Meridionale, è stato infatti prolungato a causa dello scoppio del conflitto in Medio Oriente che ha visto coinvolti Stati Uniti, Israele e Iran. La missione, dirottata verso le zone calde del conflitto, ha costretto l’equipaggio e la nave a rimanere in mare ben oltre i termini programmati, senza mai toccare un porto per un vero e proprio periodo di sosta e manutenzione ordinaria.
È proprio questo prolungato e stressante periodo operativo ad aver determinato l’usura visibile sulla carena. Il fenomeno della ruggine, paragonato da alcuni addetti ai lavori a «una malattia che si diffonde», è un problema comune per qualsiasi imbarcazione, ma diventa critico quando non si può intervenire tempestivamente con la manutenzione programmata.
Gli esperti del settore hanno ricordato che il logorio è inevitabile dopo un record di 286 giorni passati a solcare i mari, spesso in condizioni operative estreme; la necessità di rimuovere la ruggine è impellente non solo per ragioni estetiche ma anche per preservare l'integrità strutturale della nave. D'altronde, la presenza di questi segni di usura ha suscitato reazioni contrastanti, tanto che è stato evocato l'incubo di un ritorno a una flotta considerata "arrugginita" che aveva preoccupato l'attuale amministrazione americana.
L’accoglienza a Pattaya e l’impatto economico
Dopo il lungo e impegnativo dispiegamento, lo scalo in Thailandia ha rappresentato per i circa 5.000 uomini e donne d’equipaggio una pausa più che meritata. La città di Pattaya, situata a circa un centinaio di chilometri d’autostrada a est di Bangkok, ha offerto un’accoglienza trionfale ai marinai della Lincoln e delle due navi di supporto che hanno attraccato il 2 settembre nel vicino porto di Laem Chabang.
Striscioni, manifesti e insegne luminose hanno salutato il "Welcome Navy, Sailors, Lincoln" trasformando la località balneare, nota per la sua vita notturna, in un crocevia di culture e di divertimento per il personale militare americano.
La sosta, sebbene breve, ha avuto un impatto economico significativo per la città, che tradizionalmente vive anche grazie al turismo internazionale. La voce di una spesa di circa 3 milioni di dollari, circolata negli ambienti locali, testimonia il valore di queste tappe per l'economia thailandese e la capacità di spesa di un equipaggio numeroso in cerca di ristoro dopo mesi di tensione e operazioni in zone di guerra.
Non sono stati segnalati incidenti di rilievo durante la permanenza, che si è conclusa con la ripartenza della portaerei, lasciando il porto di Pattaya per riprendere il suo percorso nel teatro operativo del Pacifico.
I dettagli tecnici e operativi della missione
La USS Abraham Lincoln è una portaerei a propulsione nucleare della classe Nimitz, una delle più potenti al mondo, progettata per operare in teatri bellici complessi con una capacità di proiezione di forza difficilmente eguagliabile. Le immagini diffuse mostrano la ruggine che si estende su tutta la fiancata, un problema aggravato, come detto, dall’impossibilità di effettuare interventi di manutenzione straordinaria durante la missione.
Il record di 286 giorni consecutivi in mare, che supera le normali durate dei dispiegamenti standard, mette in luce non solo la resistenza della nave ma anche il carico di lavoro e lo stress a cui è sottoposto l’intero sistema, dalla struttura navale all’equipaggio.
L’aspetto della nave, che ha fatto rapidamente il giro del mondo attraverso i social media e le testate internazionali, è stato tuttavia ridimensionato dagli esperti: un fenomeno fisiologico per una nave di tale complessità, che non intacca la sua efficienza bellica ma che richiederà certamente un intervento di manutenzione approfondito al rientro nella base di San Diego, da dove era salpata quasi un anno fa.
Il fatto che la Lincoln sia stata costretta a mantenere la sua posizione in un'area critica come quella del Mar Cinese Meridionale e poi in Medio Oriente, senza poter effettuare una sosta tecnica, evidenzia le esigenze operative della Marina degli Stati Uniti, costantemente impegnata a mantenere una presenza in più teatri di crisi contemporaneamente.
Il contesto strategico e il ritorno alla normalità
La partenza della Lincoln dalla Thailandia segna una transizione operativa: dopo la pausa di Pattaya, la nave e il suo gruppo da battaglia torneranno a navigare per le acque del Pacifico, riprendendo il loro ruolo di deterrente e di strumento di proiezione di potenza. Il record di permanenza in mare diventa così un capitolo nella storia operativa della marina americana, un indicatore di come i conflitti moderni e le tensioni geopolitiche possano allungare i tempi e logorare i mezzi, anche i più tecnologici.
La ruggine sulla fiancata della "Abraham Lincoln", più che un simbolo di decadenza, è diventata il segno tangibile di un impegno militare senza sosta, un’immagine che resterà impressa come testimonianza di un dispiegamento eccezionale.
L’arrivo e la successiva ripartenza della nave hanno richiamato l'attenzione non solo sugli aspetti tecnici e logistici ma anche sulle dinamiche di una presenza militare che, come dimostra questo caso, si muove su tempi e ritmi dettati da crisi internazionali. La sosta nella località thailandese, salutata con entusiasmo dai locali e dai marinai, ha offerto un momento di distensione dopo mesi di tensione, confermando come le città-porto del sud-est asiatico giochino un ruolo cruciale nelle rotte di rifornimento e di riposo della flotta statunitense.
Con la Lincoln che ha lasciato il porto, la cronaca si concentra ora sul suo prossimo dispiegamento e sulle eventuali operazioni future, in un contesto di sicurezza globale in continua evoluzione.
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