Israele, aerei dell'aeronautica militare Usa all'aeroporto Ben Gurion mentre la portaerei Ford, con i bagni ko, attracca a Creta

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il dispiegamento di forze statunitensi nel teatro mediorientale, in quelle che sono le ore immediatamente precedenti a un nuovo round di colloqui nucleari con l'Iran previsto per oggi a Ginevra, prosegue senza sosta e registra nelle ultime ore una serie di movimenti strategici di notevole rilevanza. Da un lato, l'aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv, il principale scalo internazionale israeliano, ha visto l'arrivo e il parcheggio di aerei dell'aeronautica militare americana, con tanker per il rifornimento in volo e pesanti trasporti C-17 che sono stati fotografati sulle sue piste -1-10. Una presenza, quella di mezzi della US Air Force su suolo israeliano, che si inserisce in un più ampio schema di rafforzamento della capacità logistica e di proiezione a stelle e strisce, in quello che viene ormai descritto da più parti come un preludio a un’azione militare, ritenuta imminente, contro Teheran. Dall'altro lato del Mediterraneo, intanto, l'attenzione è catalizzata dalla USS Gerald R. Ford, la più grande e tecnologicamente avanzata portaerei del mondo, la cui imponenza cela criticità quasi grottesche: il colosso da oltre tredici miliardi di dollari, richiamato in tutta fretta dal Mar dei Caraibi per unirsi alla pressione sull'Iran, ha dovuto fare tappa forzata alla base navale statunitense di Creta, nella baia di Souda, a causa di problemi non certo legati a questioni belliche, bensì a un malfunzionamento cronico del suo sistema fognario -3-8.

Lo schieramento in Medio Oriente tra manovre e negoziati

Mentre i negoziatori, con la mediazione dell'Oman, tentano l'ennesimo difficile dialogo in Svizzera per scongiurare il peggio, la macchina militare americana continua a macinare chilometri e a posizionare pedine cruciali attorno all'Iran. L'arrivo degli aerei a Ben Gurion non è che un tassello di un mosaico ben più complesso che, stando a quanto trapela da ambienti della difesa, avrebbe visto il trasferimento di oltre duecento velivoli tra tanker e cargo nella regione solo nell'ultima parte di febbraio -6. Il fatto che velivoli militari statunitensi stazionino in un aeroporto civile israeliano, senza che da parte di Tel Aviv giungano commenti ufficiali sulla natura e la durata della loro permanenza, lascia intendere una mobilitazione che non si limita alle sole portaerei. La Ford, che avrebbe dovuto continuare la sua navigazione verso est, è stata invece costretta a fermarsi a Creta, e non certo per una sosta tecnica di routine. Il problema, come emerso da documenti interni e racconti dell'equipaggio, riguarda un sistema di raccolta e trattamento dei reflui a depressione, il cosiddetto VCHT, che si intasa e si rompe con una frequenza allarmante -2-3.

La superportaerei dai piedi d'argilla: guasti e disagi a bordo

La narrazione della potenza, che vuole la USS Gerald R. Ford come l'apice dell'ingegneria navale militare, si scontra con la quotidianità vissuta dai circa quattromilacinquecento marinai a bordo. Già durante la precedente missione nel Mar dei Caraibi, il sistema fognario aveva mostrato segni di cedimento, ma con l'estensione forzata del dispiegamento – si parla di oltre duecentoquaranta giorni consecutivi in mare, un periodo eccezionalmente lungo per uno schieramento in tempo di pace – la situazione è degenerata -3. Gli interventi di manutenzione, che includono costosi lavaggi con acido eseguibili solo in porto, non bastano a tenere il passo con le ostruzioni. Ci sono state giornate, nella primavera del 2025, in cui si sono registrati oltre duecento guasti nell'arco di novantasei ore, costringendo i tecnici a turni di diciannove ore per cercare di ripristinare la funzionalità dei bagni -2-4. Una situazione surreale, se si pensa che una nave da guerra progettata per resistere agli stress del combattimento e per proiettare potenza in ogni angolo del globo si trova in difficoltà per la gestione di quelli che gli americani chiamano waste.

Nonostante le rassicurazioni della Marina, che attraverso i suoi portavoce tiene a sottolineare come queste disfunzioni non abbiano alcun impatto sulla prontezza operativa e sulla capacità di condurre missioni di attacco, il morale dell'equipaggio ne risente inevitabilmente -2-7. I lunghi turni di lavoro, la prospettiva di un ulteriore prolungamento della missione verso le calde acque del Medio Oriente e la necessità di fare la fila anche per ore pur di utilizzare un gabinetto funzionante, come riportato da alcune testate, sono elementi che minano la qualità della vita a bordo -4. La Ford, che è entrata in servizio solo nel 2017, si trova così a essere il simbolo di un paradosso: da un lato incute timore per la mole e per gli aerei che può lanciare, dall'altro rivela una fragilità impiantistica che nulla ha a che vedere con la guerra, ma che condiziona pesantemente il quotidiano di chi la vive.

Il quadro che emerge, a poche ore dall'inizio di un confronto diplomatico che potrebbe rivelarsi decisivo, è quello di un apparato bellico in movimento su più fronti, alle prese con la necessità di mostrare i muscoli ma anche con l'ingombrante imprevisto logistico di una portaerei che deve fare i conti con i propri, per così dire, organi interni. Il fatto che il più imponente strumento di pressione a disposizione del presidente Trump nel Mediterraneo orientale sia bloccato a Creta per sbloccare i water, mentre aerei da trasporto e rifornimento si posizionano in Israele, aggiunge un ulteriore, e per certi versi ironico, livello di complessità a una crisi che resta altamente volatile.

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