Israele, aerei dell’aeronautica militare Usa all'aeroporto Ben Gurion mentre si avvicina l'ora zero per l'Iran
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Redazione Esteri
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Il cielo del Medio Oriente si fa sempre più affollato di velivoli militari a stelle e strisce, e la loro presenza, ormai, non è più solo una questione di rotte marittime o basi segrete nel deserto. Nelle ultime ore, infatti, alcuni aerei dell’aeronautica militare degli Stati Uniti sono stati chiaramente avvistati e fotografati mentre stazionavano sull’asfalto dell’aeroporto Ben Gurion, il principale scalo internazionale israeliano situato alla periferia di Tel Aviv -1. Si tratta, secondo quanto ricostruito da immagini e fonti locali, di velivoli da rifornimento e di pesanti C-17 Globemaster, un chiaro segnale logistico che accompagna il ben più massiccio spiegamento di caccia stealth, quei dodici F-22 Raptor che, dopo aver lasciato il Regno Unito, hanno toccato il suolo di una base dell’aeronautica israeliana nel sud del paese -3-6-10.
Questo accumulo di forze, che per dimensioni e rapidità non si vedeva dalla vigilia dell’invasione dell’Iraq del 2003, arriva al termine di una settimana diplomatica complessa -4-9. Il secondo round di negoziati indiretti sul nucleare, tenutosi a Ginevra il 17 febbraio, si è infatti concluso senza quegli strappi in avanti che la Casa Bianca forse sperava, lasciando spazio a una netta accelerazione militare -8. La macchina da guerra americana si è messa in moto trasferendo oltre centocinquanta velivoli tra Europa e Medio Oriente; una flotta imponente che comprende non solo i letali F-35 Lightning II, adatti a neutralizzare le difese aeree nemiche, ma anche una componente fondamentale di supporto fatta di aerocisterne e aerei radar E-3G Sentry, senza i quali nessuna campagna aerea sostenuta sarebbe possibile -4.
A Creta, intanto, è ormeggiata la superportaerei Gerald R. Ford, che va ad aggiungersi alla Abraham Lincoln già operativa nelle acque dell’Oman -2-4. Le due navi, scortate da cacciatorpediniere lanciamissili, portano con sé decine di punti d’appoggio e missili Tomahawk, rendendo di fatto concreta l’opzione di colpire in profondità il territorio iraniano. E mentre i satelliti spiano le basi giordane di Muwaffaq Salti, dove sono visibili oltre sessanta velivoli, il presidente Donald Trump, che ha fatto della pressione massima sull’Iran un punto fermo del suo nuovo mandato, continua a giocare su due tavoli. Da un lato, come ha ribadito in un messaggio social, dichiara di preferire un accordo; dall’altro, però, lascia intendere che se la diplomazia dovesse fallire, per Teheran potrebbe essere "un giorno molto brutto" -7.
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