Dalla gogna social al femminicidio: la doppia indagine su Carlomagno e la moglie Federica Torzullo
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Redazione Interno
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Quella che, in un primo momento, era stata archiviata come una formula procedurale quasi dovuta si è trasformata, passo dopo passo, in una pista investigativa dalla consistenza sempre più solida. La procura di Civitavecchia, infatti, sta valutando con estrema attenzione il ruolo che i social network potrebbero aver avuto nel tragico epilogo di via Costantino, dove i corpi dei coniugi Carlomagno sono stati rinvenuti senza vita. L’ipotesi di un’istigazione al suicidio, avanzata fin dalle prime ore dopo il ritrovamento, non è più un mero adempimento formale ma un concreto filone d’inchiesta, al punto che si prevede a breve l’iscrizione nel registro degli indagati di alcuni "hater" particolarmente aggressivi. La gogna digitale, con il suo carico di insulti e accuse pubbliche, è dunque finita sotto la lente d’ingrandimento dei magistrati, i quali stanno cercando di comprendere se e in quale misura quel clima di ostilità abbia influito sulle scelte dei due.
I silenzi elettronici e gli indizi materiali
Parallelamente all’analisi del contesto virtuale, procede senza sosta l’esame dei riscontri materiali, a partire da quelli che emergono dalla scena del crimine. I telefoni cellulari di Claudio Carlomagno, ad esempio, non avrebbero registrato alcuna attività significativa nella notte tra l’8 e il 9 gennaio, un silenzio elettronico che gli inquirenti interpretano come un possibile segnale di premeditazione. Altri elementi, del resto, sembrerebbero andare nella stessa direzione: il ritrovamento del di Federica Torzullo, trascinata all’interno di un telo di plastica, ha immediatamente sollevato interrogativi sulla pianificazione del gesto. Le indagini, per questo, si stanno concentrando anche sulla ricerca dell’arma del delitto e di eventuali solventi o sostanze utilizzate, dettagli che potrebbero chiarire ulteriormente la dinamica e la preparazione dell’atto.
La pista del complice e i nuovi rilievi sul luogo
Un altro aspetto cruciale, che per un periodo ha impegnato gli investigatori, riguarda la possibilità che Claudio Carlomagno non abbia agito in solitudine. Durante un nuovo sopralluogo condotto dai carabinieri del Ris, alla presenza del procuratore capo Alberto Liguori, è emersa con chiarezza l’estrema difficoltà logistica di trasportare un adulto attraverso alcuni passaggi della villetta. Lo spazio di trenta centimetri, gradini e ostacoli vari, unitamente alla presenza di un’auto parcheggiata in modo da lasciare solo una strettissima via d’accesso, aveva fatto ipotizzare la necessità di un aiuto esterno per spostare la vittima. Questi elementi, tuttavia, sono stati riesaminati alla luce di una ricostruzione minuziosa di tutti i movimenti dell’uomo, sia nell’abitazione sia nella sua ditta edile, luogo del ritrovamento.
La solitudine dell’autore e il percorso investigativo
All’indomani di questi accurati accertamenti, la posizione degli investigatori appare ormai consolidata: Claudio Carlomagno avrebbe agito da solo, senza complici. Il nucleo investigativo di Ostia, dopo aver passato al setaccio per oltre tre ore la villetta di via Costantino, è giunto alla conclusione che l’uomo abbia potuto compiere tutti gli spostamenti da sé, nonostante le apparenti difficoltà oggettive. La pista del complice, dunque, sembra essere stata accantonata, mentre resta centrale lo studio delle motivazioni che hanno portato al femminicidio, un lavoro che intreccia l’analisi della sfera digitale con quella della realtà fisica delle prove.




