L'avvocato di Carlomagno: "Il fuoco sul Corpo di Federica Torzullo fu accidentale"
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Redazione Interno
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La difesa di Claudio Carlomagno, l’imprenditore accusato dell’omicidio della moglie Federica Torzullo, delinea, attraverso le parole del suo legale, una versione dei fatti che tenta di ridisegnare i contorni di una vicenda giudiziaria già segnata da accuse di estrema brutalità. Andrea Miroli, avvocato difensore, ha spiegato in televisione che il suo assistito, il quale aveva già confessato di aver ucciso la moglie tra l’8 e il 9 gennaio nella loro abitazione di Anguillara Sabazia, non avrebbe mai voluto bruciare il corpo della vittima. L’intenzione, secondo quanto riportato, era quella di distruggere soltanto gli oggetti utilizzati per ripulire il sangue, mentre le fiamme si sarebbero estese al cadavere in modo del tutto accidentale. Una ricostruzione che si scontra, però, con gli elementi emersi dalle indagini coordinate dalla Procura di Civitavecchia, i quali dipingono un quadro di lucida ferocia e di preciso occultamento.
Gli elementi che non tornano nelle dichiarazioni
Fin dalle prime ore successive alla scomparsa della donna, gli inquirenti hanno mantenuto un atteggiamento di scetticismo verso la confessione resa dall’uomo, rilevando diverse incongruenze che lasciano aperta la porta alla possibilità di un complice. Tra queste, l’orario stesso del delitto appare poco chiaro, così come la capacità materiale di un singolo individuo di compiere, da solo, una serie di azioni complesse in un arco di tempo ristretto. Claudio Carlomagno, titolare di una piccola azienda che opera nel settore dei rifiuti e dell’edilizia, si è infatti reso protagonista non solo dell’omicidio, ma anche del successivo occultamento del, rinvenuto in una buca scavata con mezzi meccanici in un terreno di proprietà familiare. La gestione di tali operazioni, unita alla dinamica violenta dell’aggressione, solleva interrogativi ai quali gli investigatori stanno ancora cercando una risposta definitiva.
La contestazione del reato di femminicidio
La Procura ha deciso di elevare l’imputazione, contestando a Carlomagno non il semplice omicidio, bensì il delitto di femminicidio con occultamento di cadavere, una fattispecie introdotta di recente e applicata qui per la prima volta in un caso di cronaca nera. La scelta dei pubblici ministeri poggia su un dettagliato riscontro investigativo e medico-legale: Federica Torzullo, ingegnere gestionale di 41 anni, è stata colpita da ventitré coltellate, molte delle quali concentrate nella zona del collo e del volto, in un eccesso di violenza che tradisce un movente di profonda ostilità legato al genere. Sul, per di più, sono state riscontrate ustioni e segni inequivocabili di tentativi di smembramento, elementi che indicherebbero una precisa volontà di rendere il più difficile possibile il riconoscimento della vittima, ostacolando così il corso della giustizia.
Un caso che segna una svolta giurisprudenziale
Questo delitto, scaturito da una separazione ormai prossima e dal timore dell’uomo di perdere la frequentazione del figlio di dieci anni, si è rapidamente trasformato in un caso destinato a fare giurisprudenza. La decisione della Procura di Civitavecchia di applicare la nuova normativa sul femminicidio rappresenta una svolta significativa nel panorama legale italiano, segnando una distinzione netta rispetto alla tradizionale accusa di omicidio. La legge, entrata in vigore nel dicembre dello scorso anno, trova qui una delle sue prime concrete applicazioni, sottolineando come la gravità del gesto, la relazione tra autore e vittima e le modalità efferate dell’aggressione possano configurarsi come un reato specifico, che va oltre il delitto contro la persona. La difesa, da parte sua, continua a lavorare sulla ricostruzione dei fatti, cercando di attenuare il peso delle accuse relative alla crudeltà e alla premeditazione delle azioni successive all’omicidio.




