Roccella chiama Segre dopo le polemiche, ma la senatrice non risponde

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La ministra per la Famiglia Eugenia Roccella ha telefonato alla senatrice a vita Liliana Segre, tentando un contatto diretto dopo le aspre polemiche scatenate dalle sue dichiarazioni in merito ai viaggi della memoria ad Auschwitz, che erano state definite, con un’espressione poi divenuta il centro del dibattito, semplicemente delle “gite”. Secondo quanto riferito dal governo, la telefonata sarebbe effettivamente avvenuta, sebbene fonti giornalistiche di Repubblica abbiano invece smentito la riuscita del colloquio, affermando che la Segre non abbia risposto alla chiamata della ministra. L’episodio, di per sé circoscritto, rappresenta l’ultimo sviluppo di una controversia che ha toccato un nervo scoperto del discorso pubblico italiano, mostrando quanto sia delicato e pericoloso ogni approccio che possa anche solo lambire il revisionismo storico.

Le dichiarazioni che hanno riacceso il dibattito

L’origine della disputa risale alle parole pronunciate dalla titolare del dicastero della Famiglia, le quali hanno suscitato un profondo sdegno tra le fondazioni e gli istituti dedicati alla memoria della Shoah. La Roccella, in un’affermazione che è stata interpretata come una minimizzazione, aveva sostenuto che quelle visite ai campi di sterminio fossero state, in un certo senso, “un modo per ribadire che l’antisemitismo era una questione fascista”, un’impostazione che molti hanno giudicato riduttiva rispetto alla portata universale della tragedia. La sua posizione, successivamente, ha trovato una difesa in alcune repliche pubbliche, dove si è arrivati a definire “indecente” un giudizio unilaterale sul fascismo e “falsa” l’idea di condannare in blocco il ventennio, espressioni che hanno ulteriormente inasprito il confronto, spostandolo sul piano dei contenuti oltre che su quello dei toni.

La reazione e il silenzio di Liliana Segre

Di fronte a queste posizioni, la reazione della senatrice Segre, sopravvissuta ad Auschwitz e figura simbolo della memoria in Italia, è apparsa fin dall’inizio di grande pacatezza, ma anche di netta distanza. La sua decisione di non raccogliere la telefonata della ministra viene letta come un gesto significativo, un silenzio carico di significato che evita un confronto diretto su un tema che lei stessa ha sempre trattato con un dolore e una consapevolezza unici. Questo suo atteggiamento sottolinea, senza bisogno di parole, la profonda differenza di sensibilità emersa nel dibattito, dove da una parte si pongono osservazioni di natura politica e dall’altra si erge l’autorità morale di chi quell’orrore l’ha vissuto sulla propria pelle.

Lo sviluppo politico dell'inchiesta pubblica

Parallelamente alla vicenda personale, la questione ha acquisito una rilevanza istituzionale, trasformandosi in un’inchiesta pubblica. La stessa ministra Roccella, nelle ore precedenti il tentato contatto, si era detta disponibile a chiarire la propria posizione dinanzi alla Commissione straordinaria per il contrasto dei fenomeni di intolleranza, razzismo, antisemitismo e istigazione all’odio e alla violenza del Senato. Su sua sollecitazione, il partito di maggioranza Fratelli d’Italia ha infatti formalmente avanzato la richiesta di audizione, affinché possa spiegare il proprio pensiero in un’aula parlamentare. Un passaggio, questo, che porterà le sue argomentazioni al centro di un esame più tecnico e formale, lontano dalle reazioni immediate della polemica giornalistica.

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