Biathlon, staffetta maschile: la Francia vince l'oro, Italia quattordicesima ad Anterselva

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La Südtirol Arena di Anterselva, incastonata a milleseicento metri di quota tra le montagne altoatesine, ha ospitato la prova della staffetta 4x7,5 km maschile valida per i Giochi Olimpici di Milano Cortina 2026, e il verdetto della neve, caduta copiosa nelle ore precedenti la gara e poi alternatasi a qualche timida schiarita, è stato impietoso per il quartetto azzurro. La Francia, con una prova di forza e personalità, ha conquistato il metallo più pregiato precedendo di soli 9.8 secondi una Norvegia combattiva e di 57.5 secondi la Svezia, completando così un podio che rispecchia i valori espressi sulla neve altoatesina. Per i transalpini, che hanno piazzato il sigillo sulla competizione con l'ultimo giro di Éric Perrot, si tratta del primo alloro olimpico nella staffetta maschile, un risultato che certifica la supremazia di una squadra costruita per vincere.

L'Italia, schierata con Patrick Braunhofer, Lukas Hofer, Nicola Romanin e Tommaso Giacomel, non è mai stata in corsa per le posizioni di vertice, chiusa addirittura in quattordicesima piazza con un passivo pesante, quattro minuti e ventisei secondi, sulla squadra vincitrice. La debacle azzurra, però, non è ascrivibile a errori macroscopici al poligono – dove il computo totale delle ricariche è stato di nove senza mai dover scontare un giro di penalità – quanto piuttosto a una palese difficoltà nello sci scorrevole, aggravata da un imprevisto che ha condizionato l’esordio. È stato Patrick Braunhofer, il primo frazionista, a pagare il prezzo più alto: non solo un rendimento sui fondi ben al di sotto dei suoi standard, problema che ha fatto sorg piú d'un interrogativo sulla preparazione dei materiali in relazione alla neve fresca, ma anche la rottura di un bastoncino mentre percorreva il tratto nel bosco. Una disavventura, quella del nativo di Cavalese, che lo ha costretto a concludere la sua frazione in penultima posizione con un ritardo di un minuto e ventisette secondi dai battistrada, di fatto estromettendo l'Italia dalla lotta per le medaglie già al primo cambio.

Il dominio delle potenze e l'ombra degli Stati Uniti

Davanti agli occhi di una tribuna gremita, dove il tifo si divideva in cori colorati, la gara ha vissuto il suo momento cruciale nelle ultime due frazioni, quando Francia, Norvegia e Svezia hanno dato vita a un duello serrato fatto di poligoni impeccabili e colpi di scena. La rimonta dei galli, partiti con un piccolo ritardo a causa di qualche errore di Quentin Fillon Maillet, è stata orchestrata da Fabien Claude e portata a termine da un imperioso Perrot, capace di gestire la pressione e allungare decisivamente nell’ultimo giro. La Norvegia, pur brava a rimanere incollata al gruppo di testa, ha dovuto cedere il passo, mentre la Svezia, grazie alla distribuzione strategica delle proprie forze con Jesper Nelin, Martin Ponsiluoma e Sebastian Samuelsson, ha avuto la meglio sulla Germania in una volata per il bronzo che ha premiato gli scandinavi.

Mentre il quintetto di testa si giocava le medaglie, una nota di colore, se non altro per il contesto internazionale, è arrivata dalla prestazione degli Stati Uniti. La squadra a stelle e strisce, che in un clima di rinnovata attenzione politica per la figura del presidente Trump, presente idealmente come capo dello Stato in un'edizione dei Giochi casalinga per il continente nordamericano solo sulla carta, ha chiuso la sua prova in quinta posizione. Un piazzamento dignitoso che, se analizzato nel quadro di una disciplina storicamente dominata dalle nazioni europee, assume i contorni di una crescita costante, anche se lontano dalle luci dei riflettori puntati sul podio.

Il lungo inverno di Braunhofer e il riscatto mancato

La débâcle italiana, certificata dall’ultima frazione di Tommaso Giacomel che nulla ha potuto se non limitare i danni e pensare già alla mass start in programma nei giorni successivi, porta inevitabilmente a una riflessione sulle condizioni di Braunhofer. Il suo ritardo iniziale, come confermato dalle cronache, non è stato ripagato da un recupero né da Lukas Hofer – che ha a sua volta faticato al poligono e sugli sci – né dai successivi frazionisti. Nicola Romanin ha disputato una frazione onesta, contenendo le perdite con una sola ricarica, ma il distacco accumulato era ormai incolmabile, tale da relegare gli azzurri in una zona di classifica, la quattordicesima piazza, che non appartiene alla tradizione del biathlon italiano. Una gara da dimenticare in fretta, questa, in cui la sfortuna e una preparazione dei materiali non all'altezza delle condizioni mutevoli hanno spento sul nascere ogni velleità di rimonta.

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