La sospensione di Kimmel e l'ironia dei conduttori americani
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La decisione dell’Abc di sospendere temporaneamente “Jimmy Kimmel Live!”, un provvedimento interpretato da molti come una mossa per placare le ire dell’amministrazione Trump a seguito dei commenti del conduttore sull’omicidio di Charlie Kirk, ha innescato una reazione a catena nel panorama televisivo statunitense. Invece di ottenere l’effetto silenziante auspicato, ha infatti galvanizzato i colleghi di Kimmel, i quali hanno trasformato i propri programmi in tribune di satira e di dissenso, utilizzando l’ironia come arma per criticare quella che percepiscono come una preoccupante erosione della libertà di espressione.
Stephen Colbert, nel suo “The Late Show”, ha affrontato la questione con la consueta arguzia, sottolineando le contraddizioni di un’amministrazione che, pur proclamando di difendere i valori americani, sembra intollerante verso qualsiasi forma di critica. A lui ha fatto eco Jimmy Fallon, che durante il “Tonight Show” ha inscenato un siparietto in cui una voce fuori campo interrompeva ripetutamente i suoi monologhi, una parodia tanto semplice quanto efficace delle pressioni censorie, concludendo con una battuta che è suonata come un manifesto: “Possiamo ancora dire quello che vogliamo”.
Anche Jon Stewart, una voce storica della satira politica, è tornato sul caso con “The Daily Show”, analizzando la situazione con il suo stile tagliente e implacabile, mentre la Cbs ha diffuso un cartone animato riadattato per l’occasione, amplificando ulteriormente il coro di protesta. Seth Meyers, nel suo “Late Night”, ha espresso solidarietà a Kimmel, definendolo amico, e ha accusato senza giri di parole il governo di perseguire una stretta sulla libertà di parola. Questo fronte comune, che va oltre le mere rivalità tra network, delinea uno scenario inedito di resistenza umoristica.




