Putin mette alla prova la Nato con droni e violazioni dei confini
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Redazione Esteri
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Le continue violazioni dello spazio aereo dei Paesi membri dell'Alleanza Atlantica, da parte di droni e aerei russi, configurano una strategia precisa del Cremlino, la cui guerra ibrida in Europa sta entrando in una fase più audace e sperimentale. Obiettivi primari di queste azioni, che alcuni analisti interpretano come veri e propri "test", sono la verifica dei tempi di reazione dei sistemi di difesa occidentali e la volontà di sondarne le eventuali divisioni interne, perseguendo una tattica di escalation calibrata che miri a dimostrare una presunta debolezza della Nato.
Proprio in questo contesto si inserisce l'episodio verificatosi in Estonia, che ha visto l'intervento tempestivo degli F-35 italiani di stanza presso la base di Ämari per un'attività di "scramble", ovvero di decollo d'emergenza per identificare e dissuadere velivoli non autorizzati. Eventi simili, sebbene spesso non divulgati per non alimentare tensioni, sono ormai frequenti lungo tutto il confine orientale dell'Alleanza. All'inizio di settembre, come riportato da Politico, la Polonia ha segnalato il passaggio di oltre una dozzina di droni, alcuni diretti verso il nodo logistico cruciale di Rzeszów; un episodio che ha spinto Varsavia a invocare l'Articolo 4 del trattato per consultazioni urgenti con gli alleati.
Sulla natura di queste violazioni, tuttavia, le valutazioni dell'intelligence – compresa quella italiana – appaiono più caute e sfumate. Pur non escludendo la matrice russa dei velivoli, gli analisti tendono a escludere, in molti casi specifici, la deliberata intenzione di Mosca di sferrare un attacco diretto. Si tratterebbe piuttosto di operazioni di disturbo, di provocazione calcolata o addirittura di missioni non perfettamente controllate, il cui vero scopo è mantenere uno stato di costante pressione psicologica e logistica sulle difese occidentali.




