India, il ministro dell’Istruzione si dimette dopo le proteste del “Partito degli scarafaggi”
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Redazione Esteri
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Il governo indiano ha ceduto. Dopo settimane di proteste e una mobilitazione che non aveva precedenti, il ministro dell'Istruzione Dharmendra Pradhan ha rassegnato le dimissioni. Una vittoria che il movimento giovanile del "Partito popolare delle blatte" ha festeggiato come un trionfo della democrazia e della determinazione, trasformando un insulto in un simbolo di resistenza.
Una resa storica per il governo Modi
Le dimissioni di Pradhan, annunciate ieri con un post sul suo account X ufficiale, rappresentano una delle più significative battute d'arresto per il primo ministro Narendra Modi da quando è al potere, ormai da oltre un decennio. Il ministro ha dichiarato di volersi assumere la "responsabilità morale" per lo scandalo delle fughe di notizie che ha coinvolto gli esami nazionali di ammissione all'università, in particolare il test di ammissione alle facoltà di medicina (NEET-UG).
"Rispetto profondamente le aspirazioni, i sentimenti e le legittime aspettative dei giovani di questo paese", ha scritto Pradhan, spiegando di aver rassegnato le dimissioni per evitare che "forze anti-nazionali" potessero sfruttare la situazione e per permettere agli studenti di concentrarsi sui loro studi e sul loro futuro. La scelta è arrivata poche ore prima dell'inizio del terzo round di trattative tra il governo e i rappresentanti del movimento.
L'ascesa del "Partito degli scarafaggi"
Il movimento, che ha guidato le proteste per oltre 36 giorni, non è un partito politico tradizionale. Il "Cockroach Janta Party" (CJP) è nato da una campagna satirica online ed è diventato un fenomeno di massa, guidato dal trentenne Abhijeet Dipke, un laureato a Boston che è riuscito a incanalare la rabbia di milioni di giovani indiani.
Il nome è una provocazione, un gesto di sfida: è stato il capo della giustizia indiano a definire "scarafaggi" alcuni giovani disoccupati con titoli di studio falsi, ma i ragazzi hanno trasformato quell'insulto in un vessillo di resilienza. Le proteste hanno portato in piazza, da Nuova Delhi a Mumbai e Calcutta, centinaia di migliaia di persone, trasformandosi nella più grande sfida mai affrontata dal governo Modi in materia di politiche giovanili.
La miccia dello scandalo degli esami e la repressione
La scintilla che ha fatto esplodere la protesta è stata la fuga di notizie, a maggio, del questionario del NEET, l'esame di ammissione a medicina che coinvolge oltre due milioni di studenti. La cancellazione dei risultati e la riprogrammazione del test hanno gettato nello sconforto intere generazioni di aspiranti medici, facendo emergere un malcontento profondo per un sistema educativo percepito come corrotto e inefficiente.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la durissima carica della polizia del 20 luglio, quando migliaia di manifestanti hanno tentato di marciare verso il parlamento. Manganelli e gas lacrimogeni hanno provocato decine di feriti, accendendo ulteriore indignazione e portando l'opposizione a sostenere apertamente le ragioni del movimento. La tensione era tale che il governo aveva sospeso la connessione internet e chiuso 18 stazioni della metropolitana nel centro amministrativo di Nuova Delhi per cercare di contenere la rivolta.
"Ce l'abbiamo fatta": la festa a Jantar Mantar
La notizia delle dimissioni ha scatenato un'esplosione di gioia al sito di protesta di Jantar Mantar, a meno di un chilometro dal parlamento. "Ce l'abbiamo fatta", ha urlato un visibilmente emozionato Abhijeet Dipke dal palco allestito dai manifestanti, tra cori assordanti e la distribuzione di dolci. La folla ha intonato l'inno nazionale e sventolato bandiere tricolori, mentre gli attivisti dichiaravano la vittoria: "Hanno vinto gli scarafaggi. Ha vinto la democrazia!". Tuttavia, il fondatore del movimento ha subito chiarito che la battaglia non è finita.
Il CJP continuerà a lottare affinché le famiglie degli studenti morti suicida a seguito dello scandalo ricevano un risarcimento e per chiedere provvedimenti contro gli ufficiali di polizia accusati di aver usato forza eccessiva durante le proteste.
Le richieste e il futuro del movimento
La resa del governo, che ha accettato tutte le richieste del movimento, rappresenta una vittoria importante per la Gen Z indiana. Le richieste includevano non solo le dimissioni del ministro, ma anche una riforma radicale del sistema educativo per garantire maggiore trasparenza e porre fine alle continue fughe di notizie che compromettono il futuro degli studenti. I rappresentanti del CJP hanno annunciato la fine delle proteste in buona fede dopo le rassicurazioni del governo, invitando i manifestanti a tornare pacificamente a casa.
Le autorità hanno riaperto le stazioni della metropolitana e ripristinato la connessione internet nell'area, segnando la fine di una crisi che ha scosso le fondamenta del potere di Modi. Per molti osservatori, le dimissioni di Pradhan, un ministro in carica dal 2014 e considerato un fedelissimo del premier, rappresentano una crepa nell'armatura di un governo che raramente ha tollerato dissensi di questa portata.
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