India, la rivolta degli "scarafaggi" che ha scosso il governo di Modi
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Redazione Esteri
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La resa politica è arrivata al termine di settimane di proteste, sit-in e scontri con la polizia. Il ministro indiano dell'Istruzione, Dharmendra Pradhan, si è dimesso sotto la pressione di un movimento giovanile nato contro le irregolarità negli esami pubblici, una concessione rara per il governo di Narendra Modi, abituato a mostrare fermezza davanti alle contestazioni e ora costretto a riconoscere la forza di una generazione sempre più insofferente.
L'insulto che è diventato un simbolo di ribellione
Tutto è iniziato a maggio, quando il presidente della Corte suprema indiana, Surya Kant, durante un'udienza, paragonò alcuni giovani disoccupati a degli scarafaggi, definendoli "parassiti" che attaccano le istituzioni. Quella che doveva essere una battuta ironica si è trasformata nella scintilla di un movimento nazionale.
Abhijeet Dipke, un trentenne studente di comunicazione politica a Boston, raccolse l'insulto e lo trasformò in un simbolo di resistenza, fondando il Cockroach Janta Party (Cjp), una parodia del partito di governo Bharatiya Janata Party (Bjp).
In poche settimane, il movimento satirico ha raccolto milioni di sostenitori sui social media, con la pagina Instagram che ha superato i 15 milioni di follower, trasformando meme e video ironici in un grido di protesta contro la disoccupazione, la corruzione e un sistema politico percepito come sordo alle esigenze dei giovani.
Una scintilla chiamata esame di medicina
La miccia che ha acceso le piazze è stata l'annullamento dell'esame di ammissione alla facoltà di medicina (NEET), a causa della fuga delle domande del test, che ha coinvolto oltre 2 milioni di studenti. Per molte famiglie indiane, che spesso si indebitano per pagare costosi corsi di preparazione, questi esami rappresentano l'unica via per la mobilità sociale, e la perdita di fiducia nel sistema ha avuto conseguenze tragiche, con una ventina di aspiranti studenti che si sono tolti la vita dopo l'annullamento della prova.
La protesta, inizialmente confinata al web, è esplosa a fine giugno con un sit-in a Jantar Mantar, a Nuova Delhi, e si è rapidamente estesa ad altre città, coinvolgendo centinaia di migliaia di giovani.
La repressione e la resa del governo
Il governo di Modi ha inizialmente cercato di ignorare il movimento, poi ha provato a reprimerlo con la forza, usando i tradizionali bastoni di bambù (lathi) e i lacrimogeni per disperdere i manifestanti, arrestando decine di persone e sospendendo la connessione internet nell'area delle proteste. Le televisioni nazionali hanno cercato di delegittimare il movimento, definendolo "anti-nazionale" e finanziato dall'estero, mentre il ministro Pradhan stesso ha etichettato i manifestanti come la "squadra riserve dei terroristi".
Tuttavia, la dura repressione ha avuto l'effetto opposto, alimentando ulteriormente l'ondata di proteste. Il 23 luglio, Modi ha tentato un cambio di strategia pubblicando un video sui social in cui si mostrava comprensivo, ma la mossa è stata accolta con una valanga di meme. La pressione è diventata insostenibile e, il 25 luglio, Dharmendra Pradhan, uno degli uomini più fidati del premier e considerato un possibile futuro leader del partito, ha rassegnato le dimissioni.
Una generazione in attesa di risposte
Le dimissioni di Pradhan rappresentano un evento senza precedenti per il governo di Modi, un duro colpo alla sua immagine di leader inflessibile. Il movimento degli "scarafaggi" ha saputo incanalare la frustrazione di una generazione che, nonostante i proclamati risultati macroeconomici dell'India, si trova a fare i conti con un tasso di disoccupazione giovanile che sfiora il 40% tra i diplomati e con un futuro incerto.
Come ha osservato un analista, l'ampio sostegno al movimento dimostra che una fetta trasversale della popolazione, che in passato poteva anche sostenere il governo, ha iniziato a metterne in discussione l'operato. L'eco della protesta ha varcato i confini nazionali, ottenendo la solidarietà di attivisti come Greta Thunberg, che ha partecipato a una manifestazione di sostegno a Londra.
Al di là delle celebrazioni per la vittoria, il movimento ha acceso un dibattito profondo sul sistema educativo e sull'incapacità del ceto politico, con un'età media del governo superiore ai 60 anni, di comprendere le istanze delle nuove generazioni.
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