Il governo condannato a risarcire i migranti della Diciotti: la Cassazione accoglie il ricorso

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Redazione Interno Redazione Interno   -   ROMA. Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno stabilito che il governo italiano dovrà risarcire i danni non patrimoniali subiti da un gruppo di migranti a cui, nell’agosto 2018, fu impedito di sbarcare dalla nave Diciotti della Guardia Costiera. La decisione, che ribalta la sentenza della Corte d’Appello di Roma, ha riacceso il dibattito politico, con la premier Giorgia Meloni che ha definito la pronuncia “frustrante” e lontana dalle esigenze del Paese.

Il caso risale al periodo tra il 16 e il 25 agosto di sette anni fa, quando l’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini decise di bloccare lo sbarco di 177 persone soccorse in mare e trasportate nel porto di Catania. I migranti, molti dei quali provenienti da Eritrea e Somalia, rimasero per giorni a bordo della nave in condizioni critiche, mentre il governo negoziava con l’Unione Europea una redistribuzione dei profughi tra gli Stati membri. La vicenda, che all’epoca fece scalpore per le sue implicazioni umanitarie e politiche, è tornata oggi al centro dell’attenzione grazie alla sentenza della Cassazione.

Nel ricorso presentato dai migranti, si sosteneva che la privazione della libertà personale, protrattasi per quasi dieci giorni, avesse causato loro sofferenze psicologiche e fisiche tali da giustificare un risarcimento. La Corte d’Appello di Roma aveva inizialmente respinto la richiesta, ma le Sezioni Unite hanno ritenuto invece che il governo debba farsi carico delle conseguenze di quell’azione. La quantificazione del danno, tuttavia, è stata rimandata a un giudice di merito, che dovrà valutare caso per caso l’entità del risarcimento.

La decisione della Cassazione, che ha annullato la precedente sentenza, si basa su una lettura rigorosa delle norme internazionali e costituzionali in materia di diritti umani. Secondo i giudici, il trattenimento forzato dei migranti sulla nave Diciotti ha rappresentato una violazione del diritto alla libertà personale, sancito dall’articolo 13 della Costituzione italiana e dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo.

La reazione politica non si è fatta attendere. Matteo Salvini, oggi leader della Lega e vicepremier, ha difeso la scelta di allora, definendola “un dovere per proteggere i confini nazionali”. Dal canto suo, il governo Meloni ha espresso disappunto per una sentenza che, a suo dire, rischia di creare un precedente pericoloso, aprendo la strada a ulteriori richieste di risarcimento.

La vicenda della Diciotti, che aveva già diviso l’opinione pubblica al momento dei fatti, torna così a sollevare interrogativi sulle politiche migratorie italiane e sul bilanciamento tra sicurezza e diritti umani. Quello che è certo, però, è che la sentenza della Cassazione segna un punto di svolta nel lungo percorso giudiziario che ha visto i migranti lottare per ottenere giustizia.

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