Cernobbio, Giorgetti e l’Italia che galleggia: “Pil verso l’1%, ma paghiamo due guerre sull’energia”

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Ogni settembre, puntuale come un orologio, il Forum di Cernobbio prova a raccontare che Italia troveremo al ritorno dalle vacanze. Quest’anno da Villa d’Este, però, esce un Paese che sta meglio di quanto si potesse temere, pur continuando ad avere davanti problemi troppo grandi per essere rimandati ancora.

A fotografare la situazione ci ha pensato il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che nel giorno clou dell’evento organizzato da Thea Group ha rivendicato la tenuta dei conti pubblici e lanciato un messaggio che mescola prudenza e realismo: la barca è rimasta in galleggiamento, ma il mare è tutt’altro che tranquillo.

Un Pil vicino all’1% e la metafora del galleggiamento

Il dato principale su cui si è concentrata l’attenzione è quello della crescita. Secondo le stime del ministro, il Pil italiano potrebbe chiudere l’anno avvicinandosi all’1%, un risultato che, sebbene modesto, rappresenterebbe comunque un miglioramento rispetto alle previsioni iniziali del governo, che si attestavano sullo 0,6%. “Sul Pil abbiamo già acquisito lo 0,8% e potremmo avvicinarci all’1%” ha spiegato Giorgetti, rispondendo a chi aveva dipinto un Paese incapace di accelerare.

La metafora più utilizzata, quasi un tormentone, è stata quella della barca: “Non saremo stati dei fenomeni, ma la barca è rimasta in galleggiamento” ha affermato il ministro, respingendo le critiche e rivendicando la stabilità raggiunta in un periodo storico complesso. Un messaggio, questo, che il titolare del Tesoro ha voluto estendere alla percezione internazionale del nostro Paese: “L’Italia è molto più rispettata all’estero che in patria”.

Il peso delle crisi internazionali e il costo dell’energia

A frenare l’ottimismo, però, è il contesto internazionale. Giorgetti ha voluto sottolineare come l’Italia, storicamente dipendente dalle forniture estere, paghi un prezzo particolarmente salato a causa delle guerre in corso. “L’Italia paga due guerre” ha dichiarato, e le paga “due volte” sul fronte dell’energia, con costi che gravano sulla competitività del sistema produttivo.

La lezione delle crisi degli ultimi anni ha reso il governo consapevole della necessità di ridurre la dipendenza energetica, ma il percorso è ancora lungo e costellato di insidie, in un momento in cui la tenuta della finanza pubblica passa anche dal rispetto dei parametri europei. A tal proposito, il ministro ha ricordato l’importanza del 22 settembre, data in cui si saprà se l’Italia rispetterà il tetto del 3% del deficit, con il rischio di restare o uscire dalla procedura d’infrazione per un millesimo di differenza.

Salari e produttività, il nodo da sciogliere per un’Italia che cresce

Se la barca galleggia, il problema è che la crescita fatica a trasformarsi in un benessere diffuso. Il tema dei salari è emerso con forza ai margini dei dibattiti, con il ministro che ha lanciato un appello diretto agli imprenditori: le retribuzioni vanno viste come un investimento e non come un costo. Si tratta di un punto cruciale, che tocca il nervo scoperto della produttività italiana, stagnante da anni e incapace di sostenere aumenti salariali strutturali.

Se da un lato i dati sulle retribuzioni contrattuali mostrano segnali di miglioramento (+2,6% nella prima metà del 2026), dall’altro permangono sacche di arretratezza, soprattutto nel settore pubblico, e una diffusa percezione di inadeguatezza degli stipendi rispetto al costo della vita. La crescita economica, per essere tale, deve arrivare nelle tasche delle famiglie, trasformandosi in consumi e investimenti. Un obiettivo che la politica e le imprese sono chiamate a inseguire insieme, superando la semplice logica del “galleggiamento” per approdare a una rotta più ambiziosa.

Il verdetto della platea e le ricette dell’opposizione

Nonostante le difficoltà, la tenuta del governo è stata certificata da un sondaggio condotto in platea durante il Forum, che ha promosso l’esecutivo con il 68% dei consensi, bocciando al contempo le opposizioni con un secco 83%. Un dato che i leader del centrosinistra, presenti a Cernobbio, hanno cercato di ridimensionare, affidandosi all’ironia.

Elly Schlein ha ribadito l’inizio della “fase decisiva della cooperazione” per la costruzione di un programma alternativo, mentre Giuseppe Conte ha riproposto l’idea di un fondo sovrano nazionale di sviluppo per utilizzare al meglio i cespiti dello Stato. Ad alzare il tiro sulle criticità produttive è stato invece Angelo Bonelli, che ha evidenziato l’indice negativo della produzione industriale e l’aumento dei costi energetici.

L’immagine che emerge è quella di un Paese che si tiene a galla in acque agitate, ma che ancora attende una spinta decisiva per virare verso una crescita solida e duratura, capace di coinvolgere tutti i suoi cittadini.

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