Natale nel mondo, tra scope nascoste, barbecue in spiaggia e Krampus: un viaggio nelle tradizioni più singolari
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Redazione Esteri
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Mentre in Italia, attorno a una tavola imbandita, le conversazioni possono talvolta prendere pieghe inaspettate, altrove il periodo natalizio segue rituali consolidati che, sebbene lontani dal nostro immaginario, definiscono il carattere profondo di una celebrazione universale. Quel che emerge, scavando oltre le luci e i regali, è un caleidoscopio di usanze dove il sacro e il profano, l'antico e il moderno, si fondono in modi sorprendenti, rivelando come una medesima festa possa essere declinata in infiniti dialetti culturali.
Dai cenoni ai rituali apotropaici
Se per molti il fulcro resta un ricco pasto in famiglia – che da noi vede alternarsi portate di pesce e di carne –, in altre latitudini la preparazione al 25 dicembre assume toni diversi. In Norvegia, ad esempio, persiste l'usanza, di origine medievale, di nascondere tutte le scope di casa per impedire che streghe e spiriti maligni, secondo la credenza, possano rubarle e cavalcarle. Un rituale protettivo, questo, che coesiste con celebrazioni più convenzionali, mostrando come il Natale possa essere anche un momento per esorcizzare paure antiche. Dall'altra parte del mondo, in Giappone, la festività ha assunto una connotazione principalmente commerciale e romantica, con la cena tradizionale che spesso si compone di pollo fritto, ordinato con largo anticipo, un'abitudine nata da una celebre campagna pubblicitaria di alcuni decenni fa.
Clima e calendari che riscrivono i simboli
Laddove dicembre coincide con l'estate australe, come in Australia, le icone classiche della festa vengono completamente stravolte: non ci sono slitte nella neve, ma barbecue in spiaggia; Babbo Natale, che alcuni chiamano Father Christmas, è talvolta raffigurato in costume da bagno o su una tavola da surf. Una metamorfosi necessaria, dettata dal clima, che tuttavia non intacca lo spirito di convivialità. A influenzare profondamente i festeggiamenti è anche il calendario: mentre la maggioranza dei paesi segue quello gregoriano, le Chiese ortodosse, come quella russa, celebrano il Natale il 7 gennaio, seguendo il computo giuliano. Altri Stati, poi, non riconoscono ufficialmente la festa, una circostanza che non ne impedisce la celebrazione in privato, magari da parte di piccoli gruppi.
Figure simboliche tra bene e male
Accanto alla figura bonaria di Babbo Natale, il cui abito rosso standardizzato è frutto di marketing novecentesco, in alcune regioni alpine sopravvivono personaggi ben più inquietanti. In parti di Germania, Austria e Nord Italia, la notte del 5 dicembre è il tempo dei Krampus, creature demoniache dal volto oscuro e dalle corna aguzze che, secondo il folklore, puniscono i bambini che si sono comportati male. Una tradizione, questa, che affonda le radici in riti pagani pre-cristiani e che introduce un elemento di punizione e puro folklore, contrapponendosi alla narrativa prevalentemente dolce e edulcorata della festa. Sono molti, insomma, gli elementi che compongono il mosaico globale del Natale, ciascuno dei quali racconta una storia diversa fatta di adattamento, resistenza e reinterpretazione di simboli antichi.




